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Quaderni del Sud: a Scampia la “Resistenza” dei ribelli

L'esperienza dell’Officina “Gelsomina Verde”

Nazionale
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Ciro Corona con gli studenti di Pedagogia della Resistenza alle Vele di Scampia
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di CIRO CORONA*

SON trascorsi solo cinque anni dal primo ingresso nell’ex Ipia “di Miano”, un ex istituto scolastico di cui la camorra se ne era impossessato prima trasformandola in un deposito di armi, successivamente, in un bed and breakfast della criminalità organizzata. Cinque anni di dedizione quotidiana, di militanza, di recupero e valorizzazione della struttura: dalla bonifica degli spazi sommersi di sangue, vomito, escrementi e siringhe di tossicodipendenti, alla ristrutturazione, senza gravare di un solo centesimo d’euro sulle casse degli enti pubblici.

L'EDIFICIO TEMPI DI SCAMPIA-GOMORRA

La liberazione di quell’ex Istituto scolastico, divenuto col tempo simbolo di morte, monumento al degrado, ha aperto una nuova frontiera all’antimafia sociale, costruita dal basso, militante, con la gente e per la gente: l’idea di una lotta alle mafie che prova a restituire al territorio quei pezzi di quartiere che mafie e malapolitica hanno sottratto ai cittadini per decenni e a sviluppare in essi, modelli di economia sociale volti alla massimizzazione del profitto sociale e non solo economico. Un’economia che fa ricadere sul territorio la ricchezza, gli utili, generando un circolo virtuoso attraverso l’inserimento lavorativo di classi svantaggiate e il coinvolgimento della rete produttiva virtuosa locale.

LA NECESSITA' DI UN'ANTIMAFIA SOCIALE

Benvenuti all’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, benvenuti a casa vostra. Ubicata a ridosso delle famigerate Vele e di fronte al complesso delle “Case dei Puffi”, con tredici realtà associative, una comunità residenziale di seconda accoglienza per minori stranieri non accompagnati, un corso di fitness frequentato da 200 donne di Scampia, una scuola di musica con sala prove e sala incisione, un doposcuola per quarantacinque ragazzi e un polo di artigianato si presenta come il più grande punto di riferimento del Sud Italia, capace di ordinari e quotidiani processi di inserimento lavorativo e sociale.

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Un modello di antimafia, diventato in soli cinque anni, buona prassi, che riscatta i territori e storie individuali attraverso parole come “economia”, “lavoro”, “educazione”, “giustizia sociale”, termini di cui purtroppo “l’antimafia titolata” si è completamente svuotata. Certo, forse il “modello (R)esistenza” è complicato da accettare e riconoscere per chi si è sempre mosso nei paradigmi dei sussidi pubblici e dell’assistenzialismo puro: è complicato ammettere che una semplice realtà riesca a fondersi col tessuto associativo e sociale, fuori da ogni paradigma precostituito, senza la ricerca di equilibri politici da tutelare, senza guadagni facili con soldi pubblici.

VERSO UN'INTEGRAZIONE EFFETTIVA

Una dirompente rivoluzione è difficile che possa essere ben vista da chi negli anni attraverso finanziamenti ministeriali e di reti di potere consolidate ha costruito un concetto di antimafia svuotato di contenuto, capace solo di parlare di educazione civica nelle scuole, senza riuscire a creare lavoro e modelli di economia sociale territoriale ma solo la costruzione di carriere politiche e di potere. Quando e se il “modello (R)esistenza” accade, è evidente, e lo racconta la storia degli ultimi anni, la strategia di screditamento, diffamazione, dell’isolamento è la strada che i baroni dell’antimafia, i veri nemici dei territori, portano avanti senza limiti etici e morali.

VALE ANCORA LA PENA OSARE

Restituire dignità ai territori creando tutte le necessarie condizioni affinché i figli del Sud possano non più essere costretti ad accettare le lusinghe economiche delle mafie, emigrare per la ricerca del lavoro, ma anzi prendere in considerazione la possibilità di ritornare, è la strada della antimafia che si sta sviluppando a Sud di Roma, senza brand precostituiti o santoni da venerare. Un’antimafia popolare consapevole, che fino a quando ci sarà anche una sola persona costretta a lasciare la propria terra per cercare lavoro altrove, allora, questo modello, diventato proprio della rete delle Resistenze Meridionali, avrà ragione di (r)esistere.

*Presidente dell’Associazione R-Esistenza Anticamorra Scampia e della Rete delle R-Esistenze Meridionali

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