Gli studenti dell’Unical alle Officine delle Culture “Gelsomina Verde” di Scampia

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di PINO APRILE

GOVERNI a trazione leghista e antimeridionali aboliscono la Cassa del Mezzogiorno (era quasi 30 anni fa)? E noi ce la rifacciamo da soli. Con una differenza: mentre a capo di “quella” Cassa per il Mezzogiorno non ci fu mai un meridionale (ma se qualcosa faceva schifo era colpa nostra), oggi la nuova “Cassa” è tutta opera di terroni ed è piena solo di roba buona, certificata, prodotta da giovani e da terra del Sud, magari sottratta alle cosche. Insomma, questa volta, niente fregature.

L’IDEA DI UN NUOVO MEZZOGIORNO 

Di “quella” Cassa si diceva che faceva “mangiare”, in senso metaforico, ed erano scandali davvero difficili da digerire; anche questa fa mangiare, ma senza virgolette, e nessuno si è lamentato di problemi di digestione. Tante cose di “quella” Cassa gridavano vendetta, perché prezzi gonfiati, stipendi quasi regalati… Questa, invece, offre il meglio a prezzi onestissimi, e ogni centesimo è lavorato da gente che se lo merita, non ruba niente (che poi, per correttezza, va detto che “quella” Cassa per il Mezzogiorno fece ottime cose e funzionò benissimo nella prima parte della sua vita; poi cominciò con qualche porcheria sempre più clientelare, al servizio di potentati politici ed economici nazionali e locali.

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Ma cose che oggi appaiono ridicole dinanzi alle ruberie galattiche dell’Expo, del Mose, della Tav, l’alta velocità; o alla vergogna della Bre-Be-Mi, Brescia-Bergamo-Milano, la più inutile e costosa autostrada di sempre: giusto per citare alcuni esempi, e senza ricordare le più grandi truffe del secolo: da quella Parmalat, 150mila truffati, a quella Veneto Banca-Popolare Vicenza, 200mila truffati, più Banca Etruria, 35mila, e continuate da soli: sono tutte del Nord). La “nuova” Cassa del Mezzogiorno viene da terre buone finite in cattive mani, recuperate con coraggio e lavorate con cura.

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Il progetto nasce a Scampia, per iniziativa di Ciro Corona, unico laureato della nobile stirpe camorristica dei Corona («A me, m’ha rovinato la filosofia», dice, e ha ragione: ma santo cielo!, se li fate studiare, vi meravigliate che si perdano le tradizioni di famiglia e finiscano per preferire un libro a una pistola? Ciro, padre, madre e sorella sono i soli Corona che non fanno parte del “sistema”).

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Traviato sulla via del bene da cattivi esempi (gente onesta, lavoratrice, generosa) e soprattutto dall’insegnamento di un grande prete anti-camorra, don Aniello Manganiello, che fu poi trasferito altrove per porlo in salvo, Ciro cominciò recuperando alla scuola i figli dei camorristi che la evadevano: uno di loro divenne il più bravo dell’istituto; altri due sono diventati “sentinelle della legalità” nel Centro anticamorra R-Esistenza, che Ciro ha creato, e il cui “sportello” funziona così: non hai il coraggio di denunciare quello che sai, che hai visto? Dillo a me, e io farò la denuncia al posto tuo, garantendoti l’anonimato.

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Come vedete, questo ragazzo fa di tutto pur di non vivere tranquillo. Pareva folle l’idea di trasformare il nido di Belzebù, l’ex Ipsia (istituto professionale) di Scampia, in un luogo vivibile: per anni era stato il più sfacciato mercato di droga, con i tossicomani che si faceva di tutto in quelle aule e le sventravano per vendersi pure i cessi (non per modo di dire: sul serio). Ci volle una carovana di tir per portare via tutta la monnezza accumulatisi e una cinquantina di bidoni per raccogliere le siringhe, tutto con l’aiuto di volontari.

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Oggi, quell’inferno è diventato L’Officina delle Culture Gelsomina Verde, dal nome di una innocente vittima di camorra, orrendamente seviziata, uccisa, bruciata. E lì fanno doposcuola, artigianato d’arte, musica i bambini, mentre mamme e zie riconquistano linea e salute con il pilates. Ma l’impresa più difficile fu farsi attribuire un’azienda agricola requisita alla camorra e mai assegnata per 25 anni. La cosa venne considerata uno sgarbo ai signori del “sistema”.

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Quel fondo, da Ciro dedicato ad Amato Lamberti, storico creatore dell’Osservatorio anticamorra, produce da anni ortaggi, frutta, da cui si traggono ottime marmellate. Certo, ci sono state minacce, attentati (dai proiettili-avvertimento, a un incendio), ma avete capito che Ciro e gli altri non li fermi. Già i prodotti del fondo Lamberti (ci fanno anche belle feste, ogni tanto, con volontari e ospiti che vengono da tutte le parti d’Italia) erano nel “Pacco alla Camorra” lanciato qualche anno fa dalla Nco (nuove cooperative organizzate) della zona di Casal di Principe. A chi teme qualcosa dalla vicinanza con l’avvelenata Terra dei Fuochi, basti sapere che l’area compromessa è molto ridotta, rispetto alla vastità dell’agro campano e che terra, acqua, aria e raccolti del “Pacco” sono i più controllati al mondo, come tutto quello che arriva dalla Terra dei Fuochi, ormai.

E ora, l’esperienza si allarga con la Cassa per il Mezzogiorno, cui partecipano produttori di altre zone del Sud, inclusa la Calabria, che condividono lo spirito dell’iniziativa. La sintesi è: il coraggio e la necessità. Dove ti dicono che non c’è lavoro, perché non si può fare niente, il crimine soffoca, minaccia, impedisce, la Cassa del Mezzogiorno ti dimostra che si può, se si vuole. Quindi è facile? No, che domande. Ma si può.

E sono in tanti, al Sud, a dimostrarlo, ogni giorno, nonostante i rischi, le minacce e anche di peggio. Il che raddoppia la fatica. Non significa non avere paura, solo gli stupidi non ne hanno, perché non capiscono i pericoli; ma che la paura si può vincere e il messaggio che arriva alla società è: il vero uomo non è quello con la pistola, ma quello disarmato che sta raccogliendo i frutti del suo lavoro e li mette nella “Cassa”. Perché tu possa mangiar bene, sottraendo risorse al crimine e dandone alla parte migliore del Sud.

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