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Superando la tragedia del 1972, resistendo allo shock del terrore e della morte portati fin dentro il Villaggio Olimpico, i Giochi moderni hanno dimostrato di essere destinati all’immortalità

SUPERANDO la tragedia del 1972, resistendo allo shock del terrore e della morte portati fin dentro il Villaggio Olimpico, i Giochi moderni hanno dimostrato di essere destinati all’immortalità, forse addirittura più di quelli antichi. Le Olimpiadi di Monaco di Baviera dovevano essere una grande vetrina per la Germania, ansiosa di mostrarsi la mondo intero come un Paese democratico e moderno, che si era definitivamente lasciato alle spalle le esperienze del nazismo e della guerra. E invece si trasformarono in una tragedia senza precedenti per il sanguinoso attacco dei terroristi palestinesi di Settembre Nero, che sequestrarono e uccisero 11 atleti israeliani e un poliziotto tedesco: era il Massacro di Monaco.

Il mondo – presente ai Giochi con 122 Paesi e più di 7000 sportivi – è sgomento, ma le competizioni vanno avanti (tranne che nel giorno dei funerali). Ancora una volta, va molto bene la squadra sovietica, che per la prima volta batte quella americana perfino nel basket, e il peso massimo cubano Teofilo Stevenson, vince il primo di tre ori consecutivi. Ma l’uomo simbolo dei Giochi è lo statunitense Mark Spitz, che ad appena 22 anni conquista 7 ori e si ritira subito dopo, convinto che non si possa “migliorare la perfezione”. Molto tempo dopo ci sarebbe riuscito Michael Phelps.

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