X
<
>

Sit-in dei lavoratori Brsi davanti alla sede di Bitritto

Condividi:

Il trasferimento dei lavoratori della Brsi a Misterbianco, in provincia di Catania, è scongiurato. Almeno fino al 14 gennaio, quando al tribunale di Bari si terrà la prima udienza sul ricorso d’urgenza presentato dai sindacati contro la volontà dell’azienda di consulenza informatica con sede a Bitritto di spostare lì la sede di lavoro dei 92 dipendenti.

Il giudice Vincenzo Maria Tedesco per ora ha sospeso la procedura che sarebbe dovuta partire il prossimo 10 gennaio. Nel ricorso i sindacati ricordano come i dipendenti siano già impiegati da oltre un anno a distanza col cosiddetto smartworking e che quindi non ci sia la necessità del loro trasferimento a centinaia di chilometri dall’attuale sede.

E che la fusione tra la Rsh (Remote Service Holding), società con capitale sociale di 10 mila euro, e la Brsi, sia un’operazione «fraudolenta» per mascherare in realtà la volontà di licenziamento dell’azienda che, tra i suoi dipendenti, ereditati dal colosso Dxc (tuttora operante a Bitritto su un altro ramo informatico), conta 76 donne. «L’avevamo denunciato in tempi non sospetti – spiega Riccardo Falcetta, segretario Uilm, che ringrazia i lavoro degli avvocati, dei rappresentanti e dei lavoratori – che si trattava di un’operazione fraudolenta. E non ci sbagliavamo.

Tuttavia siamo coscienti che è stata vinta una battaglia, ma non la guerra. Confidiamo nella giustizia affinché la vertenza prenda definitivamente la direzione auspicata, nel rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici».

Il Tribunale, riporta la Fiom Cgil, ha ritenuto la «sussistenza di seri dubbi in ordine all’effettività ed alla reale portata delle ragioni poste a base della dislocazione, anche in relazione alla possibilità di prosecuzione del lavoro agile e dell’assenza di elementi concreti circa la funzionalità del sito produttivo di destinazione (e, più in generale, della stessa azienda)».

Sono 66 i lavoratori difesi dai metalmeccanici Cgil. Per loro i trasferimenti in Sicilia, oltre che pretestuosi, hanno a che fare con motivi illeciti e in frode alla legge, avendo lo scopo di risolvere i rapporti di lavoro di tutti gli addetti allo stabilimento di Bitritto aggirando le tutele previste dalla legge. Non a caso è in ballo anche la strada del ricorso per attività antisindacale.

«Contestiamo – spiega il segretario Fiom Ciro D’Alesssio – il non rispetto di procedure e date, come ciò che è accaduto a settembre scorso, quando ci sedemmo a un tavolo convocati dall’azienda per discutere dell’eventuale loro fusione, scoprendo poi che a luglio avevano già fatto tutto. Sono persone inaffidabili, responsabili di una società che ha ottenuto l’azienda da Dxc con 13 milioni di euro col solo scopo di licenziare, senza portare nessun valore aggiunto, puntando solo alla riduzione drastica dei salari ed ereditando commesse, come col Miur e grandi marchi quali Ferrero, non aggiungendo nessun nuovo contratto».

Sulla vertenza pene anche un altro ricorso, quello presentato da Uilm al tribunale di Milano per opporsi all’operazione commerciale, basata su una serie intricata di rapporti tra società senza nessun progetto industriale e lavorativo credibile. La diffida a bloccare l’incorporazione della Brsi nella Rsh era stata comunicata anche alle Camere di commercio di Milano e Catania, ma la procedura è comunque proseguita attraverso la certificazione di uno studio notarile. Prima del 14 gennaio, i sindacati attendono comunque una convocazione da parte della Regione sulla vertenza.

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA