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Nicola Gambarrota

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BARLETTA – Oggi pomeriggio in Consiglio comunale la nuova giunta di Barletta si presenterà alla città. Cinque dei componenti dell’esecutivo sono stati riconfermati. Tutti tranne Nicola Gambarrota ex responsabile di Istruzione, Polizia locale e Protezione civile che ripercorre la sua attività.

Cosa ha caratterizzato il suo lavoro?
«L’entusiasmo che in politica è prezioso. Come non farsi coinvolgere da un’esperienza come questa? Scatta quella passione civile che poi è il requisito essenziale per ricoprire il ruolo a cui sono stato chiamato, dopo 20 anni. È un privilegio lavorare per la propria città e, per farlo, sono fondamentali i rapporti umani che si stringono, con i colleghi e con i dipendenti».

A proposito di questo, il sindaco ha detto che ha scelto degli assessori che si facciano sentire negli uffici.
«La credibilità non deriva da azioni di forza ma dal dialogo. Di sicuro ci vuole più impegno ma è l’unico modo per ottenere risultati. A battere i pugni ci vuole poco, ma crea solo conflittualità. Quello dell’amministratore sceriffo è un falso mito».

E le competenze secondo lei contano, sempre a dispetto di quanto detto da Cannito?
«Quando il sindaco mi ha comunicato la decisione di non confermarmi si è complimentato per la mia competenza e ha detto che i risultati sono andati ben oltre le sue aspettative, riconoscendomelo anche pubblicamente, per cui non capisco quella sua riflessione. Quelli che protestano, la piazza, la ascolti, te le urla le sue richieste. E chi non urla che devi sapere intercettare. È una visione demagogica quella di stare in mezzo alla strada».

È deluso per la sua esclusione?
«
No perché in politica è così. Mi spiace solo non avere portato a termine, per pochissimo tempo, alcuni progetti a cui tengo molto, su tutti la creazione di un percorso pedonale a Ponente con la chiusura della strada delle Salinelle».

Se l’aspettava?
«Onestamente no. Penso che sia stata legata alle circostanze politiche e alla necessità di trovare una sommatoria algebrica di numeri, di consiglieri».

La necessità di trovare i numeri per andare avanti e che ancora, però, non ci sono.
«Non ci sono e non si può pensare di rincorrere i singoli consiglieri o la singola forza politica. È improduttivo e non lungimirante. Da parte del sindaco sarebbe servita un’azione di maggiore coraggio, anche attraverso l’azzeramento della giunta. Abbiamo avuto un eccellente rapporto perciò penso sia stata una questione di opportunità o opportunismo politico che lo ha spinto a tenermi fuori».

Fra i nuovi assessori vi è uno dei consiglieri comunali, Ruggiero Marzocca, di cui lei era riferimento in Giunta?
«Sì, ha manifestato questa volontà e il sindaco la ha assecondata. Io non credo a questa logica, non è risolutivo dare a ogni consigliere un assessore, oltre che impossibile. Servono criteri diversi per scegliere gli amministratori, fra cui il profilo culturale ed esperienziale».

Cosa le rimarrà di questa esperienza?
«Come dimenticare il momento complicatissimo del Covid. È stato devastante ma la difficoltà ci ha fatto reagire. Ricordo come fosse ora quando in 48 ore abbiamo dovuto mettere su l’hub vaccinale. È stato un lavoro incredibile e ci siamo riusciti grazie alle associazioni di volontariato che hanno dato l’anima senza nulla in cambio. Quindi voglio ringraziarle, senza di loro non avremmo fatto nulla. L’Anps, l’Avser, la Croce Rossa, l’Oer e gli altri sono un patrimonio per questa città che va valorizzato. Spesso il loro lavoro viene dato per scontato».

Cosa si sente di dire a chi ricopre le sue deleghe?
«Tengo molto al rapporto stretto con la scuola, va mantenuto e non limitato al soddisfacimento dei bisogni materiali e alla risoluzione di problemi logistico manutentivi. Alla scuola bisogna dare il senso della presenza delle istituzioni».

Come vede il futuro dell’Amministrazione comunale?
«La mia storia politica viene dal centrosinistra e l’esperienza civica di questa amministrazione ha mostrato tutte le sue crepe…

Si è completamente infranta
«Ora qualche difficoltà l’avrei avuta con una giunta schierata a destra. Non per i rapporti con le persone ma per la visione di città, che cambia. È il caso di fare chiarezza secondo me, solo così potremo avere amministrazioni stabili. L’identità politica è un valore aggiunto. I cittadini poi scelgono. Penso che la chiarezza debba essere il punto di partenza di qualsiasi nuovo progetto».

Lo dice come se fosse una eventualità prossima.
«Il futuro di questa amministrazione è nelle mani dei singoli consiglieri, è molto instabile».

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