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Personale sanitario al lavoro durante l'emergenza Covid

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In Puglia «grazie» alla pandemia Covid-19 sono stati assunti negli ultimi 18 mesi circa mille medici e tremila infermieri, non accadeva da almeno dieci anni. Si tratta, però, nella maggior parte dei casi di personale che ha firmato contratti a tempo determinato di 12-24 mesi, i più fortunati di 36 mesi. Quindi, terminata l’emergenza e scaduti i contratti, gli ospedali pugliesi rischiano di ritrovarsi con piante organiche più «magre»: infatti, secondo i dati del dipartimento Salute della Regione Puglia, i medici assunti a tempo indeterminato sono 200 su mille, circa un quinto; gli infermieri, invece, 300 su 3mila, appena il 10%. Fatti due conti, la Puglia dovrebbe perdere 3.500 operatori sanitari. Un esercito non facilmente rimpiazzabile.

La Regione sta lavorando sotto traccia per trattenerli tutti o quasi, lo stesso governatore Michele Emiliano annunciò la volontà di non dover più rinunciare a questi nuovi dipendenti della sanità. Però bisogna fare i conti con i vincoli imposti dai lacciuoli del ministero delle Finanze e della Salute. Si stanno muovendo anche i sindacati e le organizzazioni di categoria: nei giorni scorsi la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) ha trasmesso alla presidenza del Consiglio dei ministri, ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo parlamentari e alla Conferenza delle Regioni la proposta di assumere tutti i precari della sanità reclutati durante l’emergenza Covid. L’obiettivo è consentire la stabilizzazione del personale che nell’ultimo anno e mezzo ha affrontato in corsia l’emergenza pandemica.

Due le proposte di emendamento all’articolo 20 del decreto legislativo 75/2017 ipotizzate: la prima prevede che possa essere assunto a tempo indeterminato chi è stato reclutato a tempo determinato, anche mediante conferimento di incarico di lavoro autonomo ovvero di collaborazione coordinata e continuativa a decorrere dalla data di deliberazione dello stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei ministri, da aziende ed enti del servizio sanitario e abbia maturato, al 31 dicembre 2022 almeno dodici mesi di servizio.

La seconda, invece, allunga al 31 dicembre 2024 i requisiti per la stabilizzazione introdotti dalla legge Madia: possono essere assunti coloro che sono stati reclutati a tempo determinato, a decorrere dalla data di deliberazione dello stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei ministri, da aziende ed enti del servizio sanitario e abbiano maturato, al 31 dicembre 2024, alle dipendenze dell’azienda o dell’ente del Servizio sanitario nazionale almeno trentasei mesi di servizio.

L’iniziativa nasce dalla necessità di rafforzare le dotazioni organiche delle aziende sanitarie e ospedaliere che negli ultimi 18 mesi hanno potuto contare sul contributo di oltre 83mila nuovi operatori. Sulla base dei dati trasmessi a fine aprile 2021 dalle Regioni e Province autonome al ministero della Salute, nel periodo tra marzo 2020 e aprile 2021 risultano essere stati reclutati 83.180 operatori in tutta Italia, 4mila tra medici e infermieri in Puglia. La proposta al governo, tra l’altro, arriva da Giovanni Migliore che, oltre ad essere il presidente di Fiaso, è il direttore generale del Policlinico di Bari, uno degli ospedali in prima linea nel fronteggiare l’emergenza Covid-19.

«L’obiettivo della proposta è quello di valorizzare l’esperienza maturata durante l’emergenza Covid nelle aziende sanitarie e ospedaliere e riconoscere la professionalità e il lavoro svolto dagli operatori sanitari reclutati nel corso della pandemia – ha spiegato Migliore – ma non è una semplice gratifica per quanto fatto in questi 18 mesi nei reparti o negli hub. Si tratta di costruire insieme il futuro del servizio sanitario nazionale e, per farlo, non si può non investire in risorse umane».

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