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In tutto 166 nuovi casi e due decessi. Il bollettino diffuso ieri segna dati che impongono una guardia ancora alta anche se il livello di sicurezza, per fortuna, non è stato raggiunto.
Nel calcolo quotidiano del contagio, le province a registrare il numero più alto sono quelle di Bari e di Foggia, entrambe con 41 positivi, seguite dai 26 casi in provincia di Brindisi e Lecce e 15 in provincia di Taranto e nella Bat.

Complessivamente fino a ieri, sono state 3.447 le persone positive di cui 146 quelle che si trovano ricoverate in area non critica e 20 in terapia intensiva.
Cartina al tornasole della situazione, anche in Puglia, è appunto il tasso di occupazione di entrambe le aree. I dati riferiti alla regione indicano una curva molto più bassa di quella ritenuta “di guardia”, compresa tra il 10% e il 15%, secondo i dati dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale dei Sistemi sanitari regionali.
In Puglia, infatti, le terapie intensive sono occupate per il 4%, mentre i ricoveri in area non critica sono pari al 5%.

Più seria, invece, la situazione delle Marche con l’11%, in crescita (era all’8% l’1 novembre scorso) e il Friuli Venezia Giulia al 10% di ricoveri in terapia intensiva.
Diventano, dunque, più attuali che mai gli appelli dell’assessore regionale alla Sanità, Pierluigi Lopalco che ha più volte invitato i pugliesi a vaccinarsi, sottolineando l’importanza di completare il ciclo anche in vista della stagione autunnale.

Evita di provocare allarmismi il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli che in una intervista televisiva ha spiegato: «Non dobbiamo sottovalutare l’allerta dell’Oms ma non dobbiamo sfociare nell’allarmismo, perché in Italia la situazione epidemica insieme a quelle di Spagna e Portogallo è la migliore d’Europa».

Locatelli ha poi illustrato i dati più recenti sull’emergenza confrontandoli con il 2020: 3.519 ospedalizzati, contro 25.647 di un anno fa, 392 posti di terapia intensiva occupati, contro 2.500, 31 decessi in un giorno contro 446.
E riguardo alla proroga dello stato di emergenza ribadisce che la decisione verrà presa dal governo più a ridosso della scadenza, fissata per il 31 dicembre, e spiega che, andare oltre il 31 gennaio 2022, necessiterebbe di una modifica normativa.

Alla ipotesi di lockdown per i non vaccinati, soluzione applicata in alcuni Paesi europei, Locatelli ha poi sottolineato che dal punto di vista medico «Magari ha un suo razionale ma la misura non è considerabile».

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