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Una filiale della Banca popolare di Bari

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Le bandiere rosse in piazza, e dietro le voci di lavoratrici e lavoratori del Gruppo Monte dei Paschi di Siena, che per un giorno hanno lasciato la sedia vuota in nome del futuro. «In questi anni avete sentito parlare della nostra Banca come di un problema – avevano spiegato in un documento le sigle sindacali Fabi, Uilca, First, Fisac, Unisin – Invece noi siamo le persone che, nonostante le difficoltà, hanno lavorato con dedizione per rendere alla nostra clientela un servizio competente e rispondente alle esigenze».

Filiali chiuse in tutta la Puglia, ieri mattina, per accendere i riflettori su ciò che attende l’istituto toscano, per il cui “salvataggio” promettono di immolarsi in tanti. Interessi di vario genere, quelli che portano in campo il mondo economico e politico, pronti a contendersi il vessillo dell’allunaggio. Medio credito centrale, in particolare, azionista di maggioranza al 97,4 per cento di Banca popolare di Bari, che rileverebbe le filiali di Puglia e Sicilia.

E poi la Lega, che con Salvini è tornata parlare di una grande “banca nazionale” che metta insieme sotto il cappello pubblico Bari, Carige e Mps. Solidali con i colleghi di Mps anche i dipendenti di Banca popolare, che rappresentati dalla segreteria di coordinamento Fisac Cgil della banca, dichiarano: «Le scelte dei manager, come sempre, ricadono su lavoratrici e lavoratori incolpevoli e gli stessi manager, mentre decidono le sorti del sistema bancario abbandonano ampie zone del Paese, magari quelle che più avrebbero bisogno di sostegno creditizio».

Bari, appunto, dove stamattina si gioca una nuova mano nella partita di Banca popolare, con l’assemblea per il rinnovo del collegio sindacale. Due le liste in campo: la prima, quella dell’azionista Giuseppe Carrieri, in rappresentanza di due associazioni e un comitato di risparmiatori, che propone l’elezione di tre commercialisti baresi e l’incarico di presidente per uno di loro, Riccardo Rocca. La seconda, istituzionale, ripropone gli stessi componenti del collegio sindacale del socio di maggioranza: presidente Ignazio Parrinello, sindaci Massimo Bianchi (effettivo) e Paolo Palombelli (supplente).

Una coincidenza che tuttavia suscita qualche perplessità negli azionisti di minoranza, risparmiatori che sollevano una questione di fondamentale importanza, e cioè l’inopportunità di affidare un incarico di controllo sull’operato della banca a chi ne detiene la maggiore parte. Controllori che, in sostanza, controllano se stessi.

Vediamo chi sono: Ignazio Parrinello, come si legge sullo stesso sito della Banca popolare di Bari, è dal 27 luglio scorso presidente del collegio sindacale di Mediocredito centrale, mentre fino ad agosto scorso è stato consigliere delegato in FinLombarda spa regionale, posseduta interamente dalla Regione Lombardia, dopo aver ricoperto l’incarico dal 23 luglio 2014 al 30 maggio 2017 di presidente del Consiglio di amministrazione. Il suo curriculum riporta anche numerose esperienze nelle Bcc e in Banca Impresa.

Paolo Palombelli, sindaco effettivo dal 2018 nel collegio sindacale di Mediocredito, fino al luglio 2021 con funzione di presidente, dal 2015 è anche a capo del collegio sindacale di Italia Turismo spa, del gruppo Invitalia. Massimo Bianchi, invece, è presidente di collegi sindacali nonché di organismi di vigilanza, componente di numerosi consigli di amministrazione, come si legge dal suo curriculum, importanti società: le principali sono appartenenti al Gruppo Intesa San Paolo, Deloitte & Touche, Invitalia, solo per citarne alcune. Una “partita”, quella che si giocherà on line a partire dalle 9 di questa mattina, importante per reindirizzare le scelte di Banca popolare, visto il ruolo di controllo affidato al collegio sindacale.

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