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Una filiale della Banca popolare di Bari

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Per gli azionisti della Banca Popolare di Bari che hanno visto trasformarsi in carta straccia i risparmi di una vita si apre uno spiraglio per recuperare i soldi. Il giudice di pace del Tribunale di Bari per la prima volta ha emesso tre decreti ingiuntivi in favore di altrettanti risparmiatori, uno dei quali persino immediatamente esecutivo: significa che l’istituto di credito dovrà risarcire subito l’azionista.

Già in passato la Consob aveva dato ragione ai risparmiatori, condannando la banca a pagare l’intero importo investito in azioni e andato perso. Ma i provvedimenti della Consob sono rimasti carta morta, l’istituto di credito infatti non aveva, sino ad oggi, dato seguito. Ora, però, a condannare BpB è un giudice attraverso dei decreti ingiuntivi, detto in soldoni se la banca non paga i risparmiatori potranno procedere con i prelievi forzosi.

Sicuramente Banca Popolare di Bari si opporrà alla decisione presentando ricorso, ma intanto la vicenda fa segnare un importante punto in favore di chi ha visto i suoi risparmi azzerarsi o quasi assieme al valore delle azioni. I provvedimenti del giudice di pace, quindi, potrebbero produrre adesso centinaia di altri ricorsi, la strada è stata ormai aperta. L’altra ipotesi è che, a questo punto, l’istituto di credito controllato da Mcc decida di sedersi attorno ad un tavolo e trattare tempi e modalità dei risarcimenti.

«Queste prime importanti decisioni del giudice di pace di Bari – spiega l’avvocato Domenico Romito dell’associazione Avvocati dei Consumatori che ha assistito i tre risparmiatori – dimostrano che è arrivato il momento per una riconciliazione con i clienti con un serio programma di risarcimenti. I tre provvedimenti trasformano infatti la prospettiva di tutti gli azionisti – continua il legale – perché fino ad oggi le pronunce dell’Acf di Consobi erano lettera morta, nel senso che la banca non vi ottemperava. L’elemento di novità è che queste decisioni possono finalmente trasformarsi in risarcimenti in tempi estremamente rapidi. Pensiamo che rappresentino un varco notevole nel muro di cemento armato della banca».

Sono migliaia i soci che dopo l’acquisto delle azioni della Popolare si sono trovati con un pugno di mosche in mano, anche per l’impossibilità di rivendere quelle azioni, acquistate in molti casi al prezzo di 9,15 euro ciascuno o 7,50 euro e poi quasi del tutto deprezzate. Nei mesi scorsi l’istituto di credito aveva costituito un Fondo in favore dei soci più in difficoltà, dotandolo di una capienza di un milione di euro, per risarcirli parzialmente e prevedendo un importo massimo per ciascuno di 10mila euro.

Per accedere al fondo però bisognava avere prima di tutto un reddito Isee inferiore a 24mila euro e poi trovarsi in una condizione di estrema difficoltà, ad esempio essere disoccupato, cassintegrato, giovane in cerca di prima occupazione, lavoratore precario, persona colpita da grave patologia.

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