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Il segretario Pd Puglia, Marco Lacarra

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Civismo sì ma a patto che le liste siano composte da persone e candidati che condividano «i principi e valori del centrosinistra». Il messaggio del segretario del Pd Puglia, Marco Lacarra, sembra essere rivolto al governatore Emiliano, fautore del civismo «allargato». Il cosiddetto «modello Puglia» che, ad esempio, ha portato il presidente della Regione a vincere a Nardò contro il Pd stesso con un sindaco uscente, Pippì Mellone, che viene da esperienze politiche di destra estrema.

Emiliano si augura che lo schema pugliese, Pd + M5s + civiche, venga esportato dal centrosinistra a livello nazionale. Funzionerebbe?
«Bah, non lo so. Le politiche sono sempre un banco di prova diverso rispetto alle Regionali e Comunali. Poi, molti dipende da che tipo di legge elettorale ci sarà: se resta l’attuale, è logico che saremo chiamati a formare una coalizione quanto più ampia possibile. Però dietro alle alleanze deve sempre esserci un progetto politico coerente».

Emiliano in Puglia da ormai oltre un anno ha eliminato dal suo vocabolario la parola centrosinistra, sostituendola con “coalizione Puglia”. La disturba?
«No, non mi interessano le etichette e come venga chiamata una coalizione. A me interessano i principi, i valori e la qualità dei candidati. Abbiamo bisogno di buoni amministratori, poi possiamo chiamarla come vogliamo la coalizione, quel che conta è il progetto condiviso su determinati concetti chiave».

Facciamo un passo indietro: qual è il bilancio per il Pd pugliese dopo le Comunali?
«Credo che non ci sia ombra di dubbio che sia positivo. Abbiamo vinto quasi ovunque, dove giù amministravamo ci siamo confermati. Abbiamo perso dove ci siamo presentati divisi e questo deve esserci da insegnamento. Il centrodestra non esiste, il Pd è egemone ovunque. Adesso la sfida è trasformare questo voto territoriale a livello politico e nazionale. Solamente a Nardò abbiamo perso contro un sindaco spiccatamente di destra».

Che però ha il sostegno di Emiliano, non le sembra una contraddizione?
«Noi a Nardò abbiamo perso, su questo non ci sono dubbi. Lì dobbiamo ricostruire il centrosinistra, più di qualcosa evidentemente non ha funzionato. Alle Regionali a Nardò il centrosinistra ha vinto, alle Comunali il Pd ha perso».

Alle Regionali Mellone sosteneva Emiliano, potrebbe essere una chiave di lettura. I vostri detrattori sostengono che le Comunali siano state vinte dal governatore, più che dal Pd e proprio Nardò ne sarebbe un esempio.
«E’ un’analisi che non condivido, oltre ad essere un tema che non mi appassiona. Emiliano è di centrosinistra? Mi sembra di sì. E’ stato anche segretario regionale del Pd, è rimasto molto legato al partito, non si può certo dire che Michele sia un corpo estraneo al centrosinistra».

Torniamo, però, alla questione delle civiche, Emiliano ne fa un punto di forza e rischia di cannibalizzare proprio il Pd.
«Il centrosinistra comprende anche il civismo, la ricetta è vincente. Un impegno civico che, però deve guardare, ad esempio, al riequilibrio sociale. Detto questo, non mi sembra che le civiche abbiano cannibalizzato il Pd in Puglia, anzi: il Partito democratico è il primo partito, ha il gruppo più numeroso in Consiglio regionale. Non sono per nulla preoccupato di questo, il Pd Puglia ha la sua autorevolezza e consenso. Ma ora non dobbiamo cullarci il Pd ha necessità di radicarsi maggiormente sul territorio, facciamo fatica a mantenere una presenza in tutti i comuni con i nostri circoli. Anzi ringrazio i dirigenti per l’enorme lavoro che fanno. Dobbiamo allargarci ancora, inglobando chi ci guarda con simpatia ma magari ancora non ci vota. Dobbiamo andare casa per casa».

Tra un mese ci sarà il Congresso del partito, si ricandida?
«Non lo so, devo decidere ancora. Se si potrà lavorare tutti insieme, in sintonia ci penserò, perché no».

Diversamente che Pd lascia?
«Un partito primo dappertutto in Puglia, in buona salute. Non amo fare pagelle o autovalutarmi, però negli ultimi 30 anni non abbiamo mai avuto una Puglia così rossa. Un piccolissimo contributo credo di averlo dato anche io».
C’è chi la indica come possibile successore di Decaro, Emiliano però dovrebbe rinunciare al terzo mandato in Regione. Si vede candidato sindaco di Bari?
«Non mi piace fare questi discorsi, un candidato, dal sindaco al governatore, non si sceglie nel chiuso di una stanza tra pochi intimi. Almeno, da noi non funziona così. Si aprirà una discussione nel partito e nella coalizione, ci sarà un confronto, sentiremo la base, i cittadini e poi decideremo. Adesso sono solo chiacchiere da bar, come discutere su chi vincerà lo scudetto».

Torniamo al prossimo congresso, cosa si aspetta?
«Che rivitalizzi la vita interna del partito, che rimetta in tutti passione ed entusiasmo. Spero anche in nuovi dirigenti giovani, il ricambio è la carta vincente. I cicli vincenti finiscono, però saper far crescere giovani preparati è la strategia per farli durare più a lungo possibile».

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