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L'aula del Senato

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Potrebbe essere il giorno della verità al Senato per la querelle tra Michele Boccardi e Carmela Minuto.
I due senatori di Forza Italia che da oltre tre anni si contendono un seggio a Palazzo Madama. Con il primo, già parlamentare dal 2013 al 2018, che chiede di entrare al posto della collega, in virtù del «mero errore materiale» dell’ufficio elettorale e poi della Corte dell’Appello di Bari, che ha attribuito un solo seggio invece di due a Forza Italia nel collegio plurinominale Puglia 2 e due seggi invece di uno nel plurinominale Puglia 1. Una circostanza che avrebbe portato all’elezione della molfettese Minuto.

Boccardi in questi anni ha prima presentato ricorsi alla giunta delle elezioni del Senato; ha poi inviato lettere al presidente della Repubblica, del Senato, a tutti i capigruppo e infine, anche una diffida alla presidente Casellati, rimasta senza esito. Ma da Palazzo Madama hanno sempre ribadito la necessità dei partiti di dover decidere sulla calendarizzazione in Aula della vicenda. La scorsa estate infine l’ex senatore si è rivolto in Procura per una denuncia penale per rifiuto e omissione di atti d’ufficio e abuso di ufficio.

«Nonostante sia pacifico l’errore materiale – era scritto nella denuncia di Boccardi – sono passati tre anni e la legislatura volge al termine senza che venga riconosciuto uno tra i più fondamentali diritti costituzionali, con anche un gravissimo danno erariale poiché altrettanto pacificamente, lo Stato italiano dovrà praticamente corrispondere le indennità di parlamentare dall’inizio della legislatura, tanto alla Minuto, già dichiarata decaduta dalla giunta, quanto al sottoscritto».

Oggi arriva la tanto attesa discussione al Senato, a partire dalle 9 e 30, su tutti gli atti arrivati dalla giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Insomma, una vicenda intricata che potrebbe determinare anche degli scossoni politici e non solo all’interno di Forza Italia.

La senatrice Minuto è la compagna del capogruppo della Lega alla Regione Puglia, Davide Bellomo – e questa vicenda potrebbe avvicinarla al Carroccio – ma soprattutto è stata al centro nelle ultime settimane della mancata sfiducia nei confronti del sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, alle prese con la sua maggioranza di centrosinistra sempre più traballante e frantumata. Oggi è atteso il verdetto finale, dopo tre anni e quasi a fine legislatura si saprà chi aveva ragione.

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