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Le navi ferme nell’area antistante il porto di Taranto

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La novità è la rimozione dell’insegna ArcelorMittal dall’edificio della direzione in attesa della nuova che riporterà il nome Acciaierie d’Italia, la società che gestisce ora lo stabilimento dopo l’ingresso dello Stato con Invitalia. La consuetudine è quella dei problemi, complessi, che attanagliano il siderurgico ex Ilva di Taranto. L’ultima denuncia arriva dall’Usb e riguarda il blocco della movimentazione delle materie prime, a causa del fermo di alcuni impianti, con la conseguenza, secondo il sindacato, di penali da pagare a carico dei contribuenti. Ci sono una decina di navi al largo ferme, in attesa di scaricare le materie prime necessarie per la marcia degli impianti di cokeria, altoforno e agglomerato.

«Il II e il IV sporgente del porto – sottolinea l’Usb – sono completamente fermi da ieri e i lavoratori rimandati a casa, mentre il V fermo per lo scarico ed in marcia per il carico. Intanto alcune aziende dell’appalto ci hanno comunicato l’impossibilità di pagare gli stipendi, in tutto o in parte, a causa dei ritardi cronici nel pagamento delle fatture scadute da parte di Acciaierie d’Italia».
Una situazione che, se confermata, riporta ciclicamente un problema all’apparenza irrisolto, con le aziende dell’appalto in affanno per i ritardi del pagamento delle proprie commesse che, a loro volta, si rifanno, spesso impropriamente, sui lavoratori, non pagando loro gli stipendi dovuti.

Situazione che si era verificata anche due anni fa sfociata col clamoroso blocco delle portinerie di accesso dell’acciaieria fino alla pace siglata dall’amministratrice delegata Lucia Morselli (lo era anche sotto la gestione esclusiva di Mittal) e le aziende, con l’intermediazione del governatore pugliese Michele Emiliano.

«Alla luce delle recentissime dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti – insiste Usb – che hanno tutto il sapore di una scoperta dell’acqua calda, continuiamo a chiedere con forza al Governo un urgente incontro, perché urgenti sono tutte le questioni che non ci stanchiamo di segnalare, dalle mancanze di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti che mettono a serio rischio la vita dei lavoratori, fino alle decine di licenziamenti arbitrari che a noi sembrano chiari tentativi di scaricare sull’anello più debole della catena, tutte le responsabilità che l’attuale gestione non accenna ad assumersi, passando per l’ appalto che rischia di essere investito da un vero e proprio tsunami con ricadute sociali pesantissime».

Intanto è stato sottoscritto un verbale di accordo tra Fim, Fiom e Uilm e la direzione dell’azienda sul piano di formazione relativo ai progetti previsti dal conto di formazione Fondimpresa. Il piano coinvolgerà inizialmente 389 lavoratori, con l’obiettivo di fornire nuovi strumenti necessari a incrementare il bagaglio di conoscenza e professionalità. I temi trattati saranno: sviluppo organizzativo innovazione tecnologica; competenze tecniche professionali e competenze gestionali di processo. Un passaggio importante che dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori in cassa integrazione.

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