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MATERA –  Nel luglio 2006 durante gli scavi per la realizzazione della rete di raccolta tra i pozzi dell’area Cerro Falcone e il Centro Olio Val d’Agri in località Barricelle, frazione del comune di Marsicovetere,  è venuta alla luce, sotto uno strato di terra profondo 2 metri, un’imponente Villa Romana appartenuta alla ricca e potente famiglia lucana dei Bruttii Praesentes. La storia narra che la stessa famiglia è nota per aver dato i natali a consoli e senatori e, in particolare, a Bruttia Crispina, andata in sposa, nel 178 d.C., a Commodo, figlio di Marco Aurelio e perciò detta “l’imperatrice lucana”. Una vita infelice la sua. Nel 192 fu accusata di adulterio ed esiliata a Capri; nel 192 Commodo fu assassinato, e la stessa sorte, l’anno successivo toccò a Crispina. Il ritrovamentoè stato definito di interesse nazionale dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e il sito archeologico attualmente copre un’area di circa 1.300 mq. Ad illustrare nei dettagli tale scoperta, ritenuta  un caso esemplare di tutela e  valorizzazione dei beni culturali con il supporto dell’industria privata, l’archeologa e collaboratrice della Sopraintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, Maria Pina Gargano. “L’attribuzione della proprietà della Villa alla  famiglia dei Bruttii Praesentes – ha chiarito  l’archeologa –  è stata resa possibile dal rinvenimento di tegole bollate con l’abbreviazione onomastica della famiglia. Ulteriore conferma dello stretto legame tra la Villa e la famiglia  imperiale è il sigillo di bronzo rinvenuto intatto e recante il nome di un servo, Moderatus, probabilmente incaricato di gestire l’impianto in  nome e per conto dell’imperatore Commodo. L’economia della Villa, si fondava su  viticoltura, olivicoltira e allevamento del bestiame. E’ infatti  è presente una vasca di raccolta, probabilmente per olio, munita di  pozzetto di decantazione e di scala interna”. La Soprintendenza ha consentito di attraversare il sito archeologico mediante la realizzazione di un microtunnel in modo da non variare il percorso già autorizzato, in quanto l’individuazione di un tracciato alternativo rispetto a quello originariamente progettato, non era perseguibile, considerato l’alto tasso di antropizzazione dell’area. Il “micro tunnel – ha aggiunto l’esperta  – è stato realizzato nel pieno rispetto delle evidenze archeologiche e dei più elevati standard di sicurezza e mediante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili”.  Per il suo recupero  e la valorizzazione, il 18 ottobre 2011 Eni e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa. L’accordo prevede il consolidamento, il restauro e la musealizzazione del sito archeologico, al fine di inserirlo nei percorsi turistici della Val d’Agri, per un investimento complessivo da parte di Eni di 2.794.800 euro. Infine, è stato definito dalla Soprintendenza un progetto di recupero e di valorizzazione del sito archeologico che consentirà di fruire di uno dei più importanti e monumentali complessi rurali, di età romana, rinvenuti negli ultimi anni in Italia Meridionale. Ma già dal 1999, anno di inizio dei lavori di posa della rete di raccolta e dell’oleodotto Viggiano-Taranto, l’accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata fu finalizzato a gestire il possibile rinvenimento di reperti archeologici  durante le attività di scavo.  Tre le linee guida enunciate all’interno dell’intesa del 1999: l’archeologia preventiva con sopralluoghi, ricognizioni, indagini geofisiche e saggi di scavo preliminari agli interventi Eni; sorveglianza archeologica condotta, durante tutte le fasi di movimento-terra, da archeologi ed operai specializzati; scavo archeologico, anche estensivo, diretto sul campo da archeologi specializzati, volto ad indagare le evidenze archeologiche intercettate in fase di sorveglianza. Sia il Protocollo condiviso con la Soprintendenza, che le modalità operative conseguenti, con i ritrovamenti che sono stati riportati alla luce e messi in evidenza nell’ambito dell’archeologia  nazionale e internazionale, costituiscono un pregevole esempio di come un’attività industriale a capitale privato, nel suo sviluppo,  possa consentire la scoperta e la valorizzazione di beni culturali pubblici che altrimenti rimarrebbero sconosciuti e non fruibili. Il sito, grazie alle attività in corso,   potrà entrare in un percorso integrato con l’area archeologica dell’antica Grumentum e costituire, insieme ai Sassi di Matera, un importante polo culturale di attrazione  della Basilicata, con significative ricadute turistiche, di sviluppo ed economiche per il territorio della Val d’Agri.  

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