Una immagine del terremoto di Reggio Calabria del 1908

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Tanti i punti critici nella regione, a partire dalla condizione di scuole e ospedali. Sparito anche l’elenco degli immobili a rischio

CATANZARO – Nel ventesimo secolo la Calabria ha dovuto fare i conti con sette scosse di terremoto particolarmente forti. Dai 7.2 di magnitudo per il terremoto di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 ai 5.6 delle scosse che interessarono Bisignano il 26 giugno 1913 e San Mauro Marchesato il 2 gennaio del 1932.

In tutti questi casi i danni furono ingenti, anche se gli eventi sono tutti datati se si esclude che l’ultimo sisma superiore a magnitudo 5 (pari a 5,7) risale al 9 settembre 1998 con epicentro a Castelluccio Superiore, in Basilicata, ma con effetti anche in Calabria. Eppure i decenni trascorsi e gli effetti pagati non sembrano avere modificato le azioni dell’uomo che in Calabria, forse più che altrove, sembrano non volere fare i conti con una realtà dei fatti. A partire da un territorio fragile, a cui si aggiungono tante costruzioni a rischio. Dati inquietanti, portati alla ribalta dopo la tragedia che ha devastato i territori tra Marche e Lazio (LEGGI) che ha visto impegnate anche squadre di calabresi e diverse iniziative di solidarietà (LEGGI).

Abusivismo inquietante

Secondo la Protezione civile calabrese, infatti, «in Calabria le oltre 140.000 case abusive censite dall’Agenzia delle Entrate, costruite senza alcun progetto, non avrebbero scampo. In queste case vive quasi un quarto della popolazione calabrese». Un dato allarmante, a cui in queste ore si aggiunge un altro aspetto da non sottovalutare.

Ospedali a rischio

 Secondo la commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, sono almeno 500 gli ospedali insicuri in Italia, e tra le regioni più a rischio c’è proprio la Calabria, insieme a Campania, Basilicata e Sicilia. Stessa condizione per le scuole, considerato che le varie verifiche effettuate negli anni hanno posto in evidenza la mancanza di certificati di agibilità, del rispetto delle norme di sicurezza e di quelle relative proprio alle norme antisismiche.

L’elenco scomparso

 Alcuni anni fa l’elenco degli edifici pubblici a rischio era stato pubblicato dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, che fa capo al ministero per i Beni culturali, e tra questi la maggior parte erano scuole. L’indagine si concentrava esclusivamente sugli edifici che sono considerati patrimoni culturali e ne traccia le loro condizioni in caso di movimenti tellurici.

Quando le prime informazioni furono pubblicate anche dal Quotidiano, l’elenco fu eliminato dal sito internet e anche ora non è più visibile. Forse, anche nella direzione della trasparenza e della tranquillità, sarebbe il caso di rendere nota la situazione attuale degli edifici, specie per quelli che ospitano scuole o luoghi particolarmente frequentati.

I centri storici

 La situazione calabrese appare, dunque, particolarmente fragile, e non solo per la presenza di una delle faglie più pericolose, quella che taglia lo stretto di Messina. Lo stesso presidente regionale dell’ordine dei Geologi, Francesco Fragale, ha evidenziato la pericolosità di molti centri storici. Cosenza, ad esempio, frana già quotidianamente senza scosse sismiche, ma analoga situazione si registra in molti paesi dell’entroterra dove i fabbricati sono antichi e non conformi alle norme sismiche.

«È bene ricordare – scrive Fragale – che gran parte degli edifici esistenti sono stati realizzati antecedentemente all’introduzione della legge antisismica del 1974 (L. 64/74), quindi progettati senza alcun criterio antisismico, tra cui migliaia di edifici scolastici e tante altre strutture pubbliche, come ad esempio gli ospedali».

I piani di emergenza mai redatti

 Un capitolo a parte merita la gestione delle emergenze in Calabria, specie quella legata alle strutture comunali che dovrebbero essere dotati di un piano comunale di emergenza. In realtà, ad oggi, non si conosce con certezza il numero dei Comuni calabresi che ha adottato un piano, ma, cosa ancora più grave, molto pochi sono i cittadini che ne conoscono i contenuti. In questo modo diventa impossibile affrontare un’emergenza quale quella di un terremoto, violando di fatto una legge dello stato (n.100/2012) che imponeva agli stessi Comuni di dotarsi di un piano aggiornato. I geologi calabresi aggiungono anche la condizione in cui si trova la Legge Sismica regionale che, attualmente, prevede procedure di verifiche rigorose sui progetti di una certa importanza per volumetria e dimensione, per cui una buona parte dei progetti viene verificata.

«Tuttavia – scrivono sempre i geologi – al fine di un maggiore controllo degli interventi sul territorio, è auspicabile che tali verifiche vengano estese alla totalità dei progetti. Per questo necessita il potenziamento delle strutture tecniche regionali attualmente ancora fortemente carenti soprattutto per la componente geologica». 

In un contesto così complesso e poco rassicurante, sarebbe forse il caso di mettere in campo una serie di iniziative concrete in termini di prevenzione e tutela del territorio? In un vertice dopo l’ennesima alluvione nel Catanzarese, l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, accusò gli amministratori calabresi di versare lacrime di coccodrillo davanti ad anni di incuria, con il solo scopo di elemosinare qualche finanziamento in più. Che non sia arrivato il momento di cambiare rotta.

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