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Sette assoluzioni totali e quarantuno condanne ; si sono conclusi così i quarantotto giudizi abbreviati chiesti da altrettanti imputati coinvolti nella maxi inchiesta antidroga sfociata nell’operazione «Pony express», scattata all’alba del 18 dicembre 2009 (in foto la conferenza stampa dell’operazione), che ha stroncato un fiorente traffico di stupefacenti attivo tra il quartiere Scampia di Napoli e Catanzaro.
Il pubblico ministero, al termine della requisitoria, aveva chiesto 46 condanne – a pene comprese tra i 20 ed i 3 anni di reclusione – e due assoluzioni, e ieri sera, nell’aula bunker in via Paglia, il giudice distrettuale dell’udienza preliminare Livio Sabatini, non si è discostato di molto da queste richieste, scagionando completamente sette imputati, e condannando gli altri a pene comprese tra i 16 ed i 2 anni e 8 mesi di reclusione.
Associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e vari episodi di spaccio, nonchè l’associazione armata – dal momento che nel corso delle indagini sono stati sequestrati anche fucili, pistole e munizionamento – le accuse a vario titolo contestate dalla pubblica accusa nell’ambito dell’inchiesta, partita dopo la morte di un giovane, Vincenzo Gallelli, rinvenuto cadavere a Satriano (Cz) per un mix letale di droga.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, lo stupefacente viaggiava sulla direttrice Napoli-Catanzaro, oppure su quella Napoli-Catania. Due coniugi di Scampia, Fortunato Castaldo e la moglie Rosa Alterio, sarebbero stati i fornitori ufficiali della droga, principalmente eroina, ma anche e soprattutto uno scarto di quest’ultima, il Kobrett, comprati a 12 o 13 euro e rivenduti a 40 o 50 euro. L’affare era vantaggioso al punto che anche un gruppo criminale di Catania si sarebbe inserito nel giro, utilizzando lo stesso metodo di rifornimento, e cioè corrieri che facevano la spola tra Napoli la Calabria e la Sicilia, in auto, in treno, e con qualunque altro mezzo che potesse passare inosservato; da qui il nome in codice dell’operazione.
Per quanto riguarda il capoluogo calabrese, il narcotraffico sarebbe stato in mano a quattro bande, facenti capo in prevalenza a rom, e precisamente ai Passalacqua, Berlingieri, Critelli e Raffaele. Per altri dieci indagati è in corso il processo dibattimentale davanti al tribunale collegiale di Catanzaro, che riprenderà l’8 luglio.

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