Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso nel 2010

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Due anni dopo la morte di Angelo Vassallo, Franco Muto è uscito allo scoperto prendendo le distanze dall’omicidio del sindaco di Pollica (Sa). In quel periodo infatti l’anziano boss ha incontrato i familiari di Vassallo per rivendicare la propria estraneità all’agguato del 5 settembre 2010.

COSENZA – Due anni dopo la morte di Angelo Vassallo, Franco Muto è uscito allo scoperto prendendo le distanze dall’omicidio del sindaco di Pollica (Sa). In quel periodo infatti – si era nel 2012 – l’anziano boss ha incontrato i familiari di Vassallo per rivendicare la propria estraneità all’agguato del 5 settembre 2010. L’evento è immortalato in un’informativa del Ros di Salerno relativa proprio al delitto del sindaco-pescatore. Si tratta di una circostanza inedita rispetto a un’indagine sulla quale vige, ancora, un rigido segreto istruttorio. Alcuni atti investigativi, però, sono ora allegati all’inchiesta – nome in codice “Frontiera” – che un mese fa ha fatto luce sugli affari illeciti del clan di ‘ndrangheta cosentino che, partendo dalla piccola Cetraro, località del Tirreno cosentino, aveva esteso i propri interessi fino alla Valle del Diano e al Cilento (LEGGI LA NOTIZIA DELL’OPERAZIONE CONTRO IL CLAN MUTO). Dopo l’uccisione del primo cittadino, i sospetti del caso hanno sfiorato anche Muto proprio in virtù del fatto che a Pollica lui era di casa, già a partire dall’inizio degli anni 90.

Pochi giorni prima di morire, poi, Vassallo si era confidato con alcuni suoi amici – tra cui il procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco – a proposito di «una cosa che non avrebbe mai voluto scoprire». Un’espressione sibillina che gli inquirenti sono certi di aver decifrato: il sindaco si era imbattuto in un più vasto traffico di stupefacenti che, per il tramite di piccole imbarcazioni, aveva il proprio crocevia nel porto di Acciaroli di Pollica. Muto era coinvolto in tutto questo? I carabinieri hanno provato ad approfondire l’argomento e, così facendo, sono venuti a conoscenza dell’amicizia di vecchia data che esisteva tra la famiglia cetrarese e i Vassallo, risalente proprio agli ultimi anni del secolo scorso, quando il futuro primo cittadino non era ancora impegnato in politica. Allora, Franco Muto e suo figlio Luigi erano in soggiorno obbligato a Pollica e «frequentavano spesso» la pescheria di Angelo e di suo fratello.

Nel 1991, poi, almeno uno dei due era presente al matrimonio di Luigi Muto celebrato a Sala Consilina, come risulta dall’annotazione delle targhe auto di tutti i partecipanti al ricevimento nuziale. Sentito dopo la morte di suo fratello, Claudio Vassallo ha confermato il rapporto d’amicizia stretto all’epoca con il cosiddetto “Re del pesce”, aggiungendo però di non vederlo e sentirlo più da oltre quindici anni. «Angelo, invece, lo conosceva di vista, ma non lo frequentava» ha aggiunto. Proprio a Claudio, però, si sarebbe rivolto nel 2012 il boss per ribadirgli che con l’uccisione del sindaco, lui non aveva nulla a che fare.

Il riflettore sui rapporti pericolosi tra le due famiglie si era acceso grazie a una serie di esposti anonimi, in buona parte giudicati «calunniatori», ma alcuni dei quali pervenuti addirittura prima del delitto. In uno di questi, si faceva accenno ad alcune gare pubbliche indette dal Comune di Pollica alle quali avevano partecipato varie ditte calabresi e in particolare due di Cetraro. Dai successivi controlli è emerso come, effettivamente, nel 2006 una di queste imprese si fosse aggiudicata un appalto, senza però bissare il risultato negli anni successivi. Altre lettere apocrife indicavano il movente dell’omicidio in presunte speculazioni edilizie o analoghe mire imprenditoriali alle quali Vassallo aveva osato opporsi. Gli investigatori hanno battuto anche queste piste, ma poi sono tornati al punto di partenza: il narcotraffico. È al contrasto allo smercio di droga, infatti, che la vittima aveva consacrato il proprio agire politico, arrivando al punto di affrontare personalmente il gruppo di presunti pusher del posto, coadiuvato da due agenti di polizia municipale. Proprio sulla rete di spacciatori locali si concentrerà l’inchiesta nel 2014.

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