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CROTONE – «Il fenomeno tuttavia esiste e si configura o come una devianza della pietà popolare o come un tentativo di strumentalizzazione, da parte dei poteri malavitosi, dei momenti popolari della religiosità, per ostentare il potere e accreditarsi presso l’opinione pubblica, approfittando della forza aggregante del fenomeno religioso». E’ questo uno dei passaggi dell’intervista concessa al Quotidiano dall’arcivescovo di Crotone e Santa Severina, monsignor Domenico Graziani, sulla pervasività della ‘ndrangheta e sulle possibili infiltrazioni nel mondo della chiesa. L’intervista risale a sabato 5 luglio, poche ore prima che si diffondesse la notizia di Oppido Mamertina.

Recentemente a Cassano papa Francesco ha scomunicato i mafiosi. Un suo commento a queste parole che tanto hanno colpito i fedeli e non solo? 

«Il santo Padre nell’omelia della messa celebrata nella Piana di Sibari ha posto un’affermazione sorprendente nella forma. In realtà quanto al contenuto, non c’è sostanzialmente nulla di nuovo. A Cassano si registra, tuttavia, la novità dell’intervento del papa nell’assunzione di titoli che si riferiscono ad organizzazione malavitose, un fenomeno sociale descritto con due termini “mafia e ndrangheta”, i cui adepti se si collocano fuori della chiesa (= scomunica) è perché sono “adoratori del male” e “nemici del bene comune”. Certamente l’affermazione del santo Padre non comporta l’esclusione di fenomeni malavitosi di diversa denominazione (camorra, sacra corona unita, Mafia cinese, bulgara ecc.). Il Diritto Canonico pone sotto la scomunica alcuni gravissimi attentati contro la vita, contro la persona e contro la religione. Il Santo Padre a Cassano ha riferito, attualizzandolo, il provvedimento della scomunica ad una situazione particolare. Tutto questo è comprensibile in una visita pontificia che dal suo inizio si è posta come visita ad una chiesa particolare, Cassano, infatti, è un crogiolo di situazioni particolari con una forte presenza di diverse tipologie di criminalità organizzata, sia italiane che estere. Il lungo applauso che ha accompagnato questo passaggio dell’Omelia da ragione a quanto ha appena detto».

E’ d’accordo sulla proposta di di abolire i padrini di battesimi e cresime per evitare infiltrazioni criminali nella Chiesa, rivolta a Papa Francesco dall’arcivescovo di Reggio Calabria- Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini?
«Il problema esiste. Nella nostra diocesi, il vescovo, monsignor Giuseppe Agostino, ottenne dalla Santa Sede il permesso di fare a meno nell’amministrazione dei sacramenti del battesimo e della confermazione dell’istituto del padrino. Questa concessione, però, di fatto non è stata utilizzata ed è finita in desuetudine. Il discorso è aperto. Una delle possibili soluzioni potrebbe passare attraverso il recupero del il ruolo del padrino che presuppone un’organizzazione più seria, efficace e coinvolgente dell’attività pastorale e in genere dell’azione evangelizzatrice della Chiesa. Forse occorrerebbe integrare le diverse responsabilità che sono coinvolte nel fenomeno del padrinato in forme più convergenti delle azioni dei singoli settori coinvolti per responsabilità». 

Problemi di ingerenza della criminalità si sono registrate anche nelle processioni, come ad esempio a Sant’Onofrio la decisione del priore della Confraternita del Rosario, Michele Virdò, di escludere chi fa parte della ‘ ndrangheta dall’ «Affruntata». Un caso, poi, c’è stato anche nella diocesi di Crotone, ed in particolare a Foresta, dove la statua del santo ha fatto tappa in un frantoio di un boss. 

«Problemi ce ne sono stati anche in altre realtà. Il caso di Foresta, forse, è stato gonfiato mediaticamente. Intanto preciso che, la sosta della processione che ha fatto discutere, come risulta dalle cronache pubbliche, non era nell’itinerario previsto, ma se quella sosta è solo la risposta alla richiesta di una madre provata da lutti gravi in famiglia, ci troviamo di fronte ad un momento di pietà popolare Se è così l’insistenza solo su un elemento, rende l’interpretazione del fenomeno per lo meno imprecisa e bisognosa di approfondimento. Il fenomeno tuttavia esiste e si configura o come una devianza della pietà popolare o come un tentativo di strumentalizzazione, da parte dei poteri malavitosi, dei momenti popolari della religiosità, per ostentare il potere e accreditarsi presso l’opinione pubblica, approfittando della forza aggregante del fenomeno religioso». 

Monsignor Graziani, la diocesi di Crotone, a suo giudizio, è permeabile alla criminalità organizzata?
«La chiesa, come dappertutto, nel territorio crotonese è composta da preti, laici e religiosi. Preti laici e religiosi, che, per quel che ne sappia io, sono permeabili ma in proporzione numerica, senza alcun dubbio, molto inferiore a altri settori, per il semplice motivo che la vita della chiesa secondo i criteri dell’appartenenza è seguita solo dal 10%. Se ne deduce che, al massimo la pervasività dello stile mafioso interessa la chiesa per un decimo della popolazione. E gli altri battezzati? Sono permeabili nella misura inversamente proporzionale al grado di condivisione della vita della chiesa. Io non rispondo del cristianesimo sociologico».

 

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