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VIBO VALENTIA – La seconda sezione penale della Corte di Assise d’Appello di Catanzaro presieduta dal giudice Palma Talarico ha condannato ad un totale di 28 anni e sei mesi di reclusione otto dei 10 imputati accusati di essere esponenti della cosiddetta “Mafia di Ariola”, cioè dei clan operanti nelle Preserre vibonesi. Sempre la corte ha disposto il non doversi procedere per sopraggiunta prescrizione nei confronti di altri tre imputati collaboratori di giustizia. Nello specifico, le condanne riguardano l’ex boss di Cassano, Antonino Forastefano (8 anni e 6 mesi); Giuseppe La Robina (10 mesi e 20 giorni); Angelo Maiolo (6 anni); Francesco Maiolo (2 anni e 8 mesi); Vincenzo Loielo (3 anni e 4 mesi); Piero Sabatino (5 anni e 2 mesi); Damiano Zaffino (1 anno); Rocco Oppedisano (1 anno).

Non doversi procedere per i pentiti Michele Ganino e Enzo Taverniti. Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati Vincenzo Galeota, Michele Ciconte, Luigi Gullo, Giovanna Fronte, Amedeo Bianco, Sergio Rotundo, Claudia Conidi e Giuseppina Bagalà. A sostenere, infine, le ragioni dell’accusa, il pm distrettuale Marisa Manzini che aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati ad un totale di 39 anni ed un ergastolo per Vincenzo Loielo. 

Rispetto alIo stesso giudici non hanno accolto la richiesta di condanna all’ergastolo (duplice omicidio di Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga) del Pg Marisa Manzini nei confronti di Vincenzo Loielo, difeso dall’avvocato Francesco Sabatino. Loielo, condannato in primo grado a 5 anni per associazione mafiosa ed estorsione, è stato assolto da tale ultimo reato e la pena è stata quindi rideterminata in 3 anni e 4 mesi.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, era stata evidenziata una solida alleanza fra alcune cosche delle Preserre Vibonesi e quelle dell’alto Jonio cosentino, a cavallo fra i territori di Cassano allo Jonio e Sibari. 

 

 

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