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E’ IN stato di fermo Aniello Barbetta, detto Daniele, 23enne del posto coinvolto nel tentato sequestro di Silvio Fanella, il cassiere della banda Mokbel ucciso la scorsa settimana durante un altro tentativo di sequestro finito male. A condurlo nella caserma di Rionero sono stati i militari del nucleo operativo di Melfi assieme ai colleghi del Ros di Potenza. 

In contemporanea, nella capitale, è stato rintracciato anche il romano Roberto Macori, già arrestato assieme proprio a Fanella e a Gennaro Mokbel  nel 2010, nell’ambito dell’inchiesta sulla maxi frode Telecom Sparkle – Fastweb. 

Macori sarebbe stato il “mandante” del colpo fallito per la presenza di alcuni militari sotto casa di Fanella, e avrebbe reclutato Barbetta attraverso Giovanni Plastino assieme a Roman Mecca, 21enne di Rionero per cui non risultano misure da eseguire. 

Plastino si trova in carcere dove sta scontando una condanna a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione, ed è considerato un esponente del clan melfitano dei Cassotta. 

I loro nomi e il tentato sequestro di Fanella ad agosto del 2012 erano emersi durante un’indagine del Reparto operativo dei carabinieri di Potenza ai comandi del capitano Antonio Milone proprio sul clan Cassotta. Poi le carte erano state inviate per competenza nella capitale.

“Nonostante il progetto delittuoso non venisse realizzato in quanto la vittima viaggiava a bordo di un veicolo diverso da quello previsto -spiega una nota dei Carabinieri di Roma – le investigazioni del Ros hanno consentito di ricostruire le dinamiche dello stesso e acquisire gravi elementi indiziari a carico dei principali autori del reato, due dei quali, Roberto Macori e Aniello Barbetta, sono stati sottoposti a fermo”. 

Macori, in particolare, prosegue la nota, “emergeva come il promotore del progetto delittuoso e della gestione dei relativi aspetti organizzativi, coadiuvato dalla componente deputata all’esecuzione del delitto, con cui era entrato in contatto durante un periodo di detenzione presso la casa circondariale di Frosinone. Il movente del delitto risultava riconducibile alla disponibilità del Fanella di ingenti somme di denaro, in parte reclamate dal Macori e custodite dalla vittima in qualità di ‘cassierè del gruppo Mokbel”.

Nell’ottobre 2013, si legge ancora nella nota del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, “a conclusione del processo di primo grado scaturito dall’indagine ‘broker’ condotta dal Ros in direzione di un vasto riciclaggio internazionale realizzato attraverso le società Telecom Sparkle e Fastweb”, Mokbel, Fanella e Macori “venivano rispettivamente condannati ad anni 15, 9, 6 e sei mesi di reclusione”. 

A occuparsi del caso per primo era stato il Quotidiano della Basilicata il 29 maggio scorso con un articolo sullo sbarco della mala del Vulture nella capitale e il tentativo di rapire “il cassiere di Mokbel”. Un piano sventato che soltanto un mese dopo si è riproposto, ma è finito con la morte di Silvio Fanella che nella sua casa di campagna custodiva un tesoro di diamanti, contanti e orologi preziosi del valore di diversi milioni di euro su cui i suoi rapitori avrebbero voluto mettere le mani. Un tesoro che secondo gli inquirenti sarebbe stato parte del bottino della maxi frode Telecom Sparkle – Fastweb, di cui Macori avrebbe voluto appropriarsi. 

Uno dei membri del commando entrato in azione alla Camilluccia la scorsa settimana e rimasto ferito durante l’azione conclusasi con la morte di Fanella, Giovanni Battista Ceniti di 29 anni, si trova tuttora piantonato in ospedale a Roma.     

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