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CATANZARO – Sarà una festa di musica e colori. Un abbraccio di note, di ritmi, di echi sonori. E chissà se anche ad Armonie d’arte proporrà quella bellissima versione di “No Woman, No Cry” di Bob Marley che quest’anno ha conquistato l’arena Santa Giuliana a Perugia, nella recente edizione di Umbria jazz! Staremo a vedere.Conto alla rovescia per l’attesissimo concerto di Gilberto Gil sabato al parco archeologico Scolacium a Roccelletta di Borgia, ospite di Armonie d’arte. Gil , torna in tour in Calabria a vent’anni di distanza, se si esclude un concerto con la Mannoia nel 2007. Ancora una proposta di certificata qualità nell’edizione 2013 di Armonie d’arte, cartellone ideato e diretto da Chiara Giordano. Sul palcoscenico dello Scolacium con Gilberto Gil voce e chitarra, Sergio Chiavazzoli chitarra, Arthur Maia bass, Jorge Gomes zabumba, Toninho Ferragutti fisarmonica, Gustavo di Dalva percussioni e Nicholas Krassik violino/ rabeca. Una formazione ben assortita e affiatata per un concerto che sarà una girandola di suoni con Gil a tenere il palco a meraviglia. Una sorta di folletto, classe 1942, col Brasile sempre nel cuore che invita a ballare e non si risparmia Musicisti e comunicatore che ammalia Gil: «è una delle più grandi personalità culturali ed artistiche contemporanee. 

Musicalmente è un fuoriclasse, capace di suonare un samba postmoderno aggiornato con rock reggae e influenze africane – commentano dal festival – La sua notorietà segue due binari paralleli: quello musicale e quello politico. Il suo nome assume una grande influenza con l’ascesa del Tropicalismo, il movimento fondato insieme a Caetano Veloso, una specie di ’68 brasiliano, che ebbe un ruolo importantissimo non solo nella musica, ma anche nel teatro, nel cinema e nella letteratura». Nell’ottobre 2001 Gil viene nominato ambasciatore di buona volontà della Fao e come tale ha sostenuto il progetto “Fame zero” in Brasile e appoggiato la campagna della Fao “un miliardo di affamati nel mondo”, oltre ad aver dedicato allo stesso importante ente vari concerti. Dal 2003 al 2008, invece, è stato ministro della Cultura sotto il governo Lula, incarico svolto con dedizione e capacità. «Ma poi la musica ha ripreso il sopravvento e Gil non ha mai smesso di vedere il Brasile con gli occhi critici dell’impegno civile, sia come compositore che come cittadino; si impone come una sorta di “coscienza critica” del Brasile moderno e, in particolare, della sua anima africana», proseguono da Armonie d’arte. La sua produzione musicale, in una carriera che l’ha visto scalare tutte le classifiche vendita e vincere dischi d’oro e di platino, conta oltre 50 album. Con Gil al parco Scolacium sarà l’ennesima notte da incorniciare di questa edizione di Armonie d’arte che sta incassando il favore del pubblico come per lo spettacolo della David Parson company, per ricordare. Un’edizione che ha avuto l’onore e l’onere di avere lunedì sera un pezzo da Novanta della Storia del jazz come Wayne Shorter. E per mister Shorter sono arrivati al parco archeologico Scolacium anche da Sicilia e Puglia. Giunti nel cuore millenario della costa catanzarese pur di non perdere l’unica esibizione al sud di uno dei più grandi compositori della storia che ha espresso una sincera gratitudine per l’accoglienza e le attenzioni che gli sono state riservate. 
«Suonare in un posto dall’atmosfera magica come il Parco Scolacium – ha commentato nel backstage – rende tutto più facile. Mi piacerebbe ritornarci, magari per fare un tributo alla musica di Miles Davis». Sarebbe memorabile ascoltare Shorter allo Scolacium nell’omaggio a Davis con cui condivise l’esperienza in un mitico quintetto, dall’estate del 1964 fino al 1970. Ma questa è un’altra storica. Torniamo al concerto di lunedì sera. E’ da più di 50 anni che Wayne Shorter ha rotto gli steccati in cui erano imprigionati i diversi linguaggi musicali per farli incontrare e dialogare. La sua ricerca ha prodotto album che sono pietre miliari nella storia della musica. La sua espressività è satura di colori nuovi, mai visti. Il suo linguaggio velato di echi dodecafonici è teso a illuminare le zone buie del nostro essere. Ma è anche un inno all’amore e alla fratellanza tra i popoli. Danilo Perez al pianoforte, John Patitucci al contrabbasso e Brian Blade alla batteria sono stati i suoi accreditati compagni di viaggio. Un quartetto “figlio” del proprio tempo, per dirla con Pablo Picasso, capace di scardinare dal profondo le ipocrisie espressive di un linguaggio musicale da troppo tempo ormai teso a rincorrere facili consensi, utilizzando strutture ritmo-armoniche oramai desuete. Chapeau, mister Shorter!
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