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Abbiamo rivolto alo scrittore Andrea Di Consoli una domanda sull’attualità del pensiero dell’autore. 

HA ancora senso ricordare Carlo Levi? Il suo pensiero, alla luce del “Cristo” è ancora attuale?

«Un’identità lucana esiste, secondo me. E dunque rispondo alla tua domanda a partire da questa realtà, che è storica, psicologica, antropologica e sociale insieme. Secondo me una riflessione sull’identità lucana moderna non è possibile se non si accetta che essa ha tre grossi caratteri archetipi o mitologie di riferimento, ovvero Carmine Donatelli Crocco, Francesco Saverio Nitti e Carlo Levi. Crocco rappresenta l’anima rabbiosa, vendicativa e ribellistica; Nitti quella lucida, concreta e razionalistica; mentre Levi rappresenta l’indole lirica, mitopoietica e orfico-religiosa. Nei lucani questi tre caratteri fondativi convivono in maniera a volte armoniosa, talvolta sbilenca, perché magari prevale in un soggetto un carattere rispetto a un altro. Prescindere perciò da Carlo Levi è per me un grave difetto di cuore e di pensiero, sempre che si accetti il mio punto di partenza, ovvero che l’identità lucana esista e che sia, per noi tutti, elemento unificante e distintivo. Vedo comunque la negazione di questa identità come una “hybris”, se vuoi anche con venature superstiziose o pre-razionali, perché tutti prima o poi cadiamo, e cadere a casa, precisamente, è un eterno bisogno dell’uomo. In ultima istanza il fondamento morale di questa identità lucana è il culto dei padri e dei morti come terra sacra dei padri. Culto che nega il principale fondamento della modernità: il parricidio, che sempre apre le porte all’individualismo, alla solitudine identitaria, alla stolida ebbrezza del futuro».

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