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Craco, Matera, Mezzogiorno, Italia. Paese “in via di estinzione” dal fascino antico e un futuro da scrivere. A pochi giorni dalla dichiarazione notevole interesse pubblico del MiBact per l’abitato di Craco vecchio (qui e qui il decreto del 24 febbraio), il borgo viene citato e ritratto dalla giovane fotoreporter Giulia Ubaldi, studentessa di Antropologia a Siena. Le foto, pubblicate dalla rivista ViaggiTraveller e riprese dal sito di Vanity Fair (entrambe le testate appartengono al colosso editoriale Condé Nast), fanno parte di un libro in attesa di pubblicazione: «Ci sono 100 paesi del sud, per questo l’ho chiamato “Cento volte Mezzogiorno”», ci spiega Giulia, che vive in Cilento e conosce benissimo il Sud marginale e abitato da marginali, in alcuni casi da “spettri” che vanno a braccetto coi fantasmi partoriti da cattiva amministrazione e incuria. Cento volte Mezzogiorno è il suo progetto di «riscoperta di quell’infinità di paesi che – si legge su VF – costituiscono il fortissimo tessuto sociale intrecciato intorno alle grandi città. Così come si dice che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, così, dietro ogni grande città ci sono dei grandi paesi. In tutti 100 paesi del Sud. Se come sostiene il paesologo Franco Arminio quando scrive che il Sud è sempre convinto che il buono sia altrove, questo è un modo per scoprirne l’altra faccia. Quella che spesso solo le persone provenienti dall’esterno sanno riconoscere». Sono non-luoghi che raccontano lo “sfasciume pendulo” teorizzato da Giustino Fortunato: ammassi di mattoni smozzicati dopo una frana, come a Romagnano, altro paese fantasma al pari di Roscigno, dove tra le case abbandonate si aggira una sola persona: Giuseppe, calabrese, barba da santone, pipa e sguardo affilato. Siamo, in questi casi, nella zona cerniera tra Basilicata e Campania.

E si apre proprio con Craco la fotogallery di Vanity dei “paesi presi singolarmente e selezionati seguendo l’amore”, in cui «intenzionalmente non è specificata la provincia o la regione» perché «ogni paese viene identificato per quello che è, senza che la sua identità venga continuamente costruita in relazione al suo essere “in provincia di”, e nella speranza che si prenda una cartina, si vada a cercarlo, e si parta».
«Un cieco che torna a vedere: questa – scrive Giulia Ubaldi – è l’emozione che si prova arrivando a Craco, dopo aver attraversato un concentrato di vertiginosi strapiombi e colline desertiche. Pare di utilizzare il senso della vista per la prima volta, in questa ruga antica piena di pathos, dove l’intervento umano è stato talmente rispettoso del contesto trovato che le rocce sembrano cattedrali naturali e le case dune con le finestre. Qui tutto si fonde in un’armonia cosmica, in una materia edonistica per la vista: Craco veicola un messaggio indecifrabile.
Il destino di questo luogo è stato scolpito da una serie di calamità naturali, dalla frana del 1962, quando gran parte dei suoi abitanti furono evacuati a Craco Peschiera, all’ulteriore alluvione nel 1972, e infine al terremoto del 1980 che determinò l’abbandono totale del paese. Oggi Craco è uno di quei paesi fantasmi che sta iniziando ad andare di moda, per questo divenuto set di moltissime riprese cinematografiche, quali La passione di Cristo, Agente 007, o Basilicata coast to Coast.
Eppure, tra una ripresa e l’altra, sembrano ancora farsi sentire le voci di quei 2000 abitanti, protagonisti di una storia triste che li ha obbligati a lasciare le proprie case, alla mercé del grande cinema. Oltre ai più di 5000 turisti giunti nel 2013, guardando bene c’è pure qualcun altro, come il pastore indiano che porta a pascolare le sue capre bianche e nere».
Nel suo essere a rischio abbandono, Craco è un esempio quasi virtuoso, ci sono i numeri a testimoniarlo. E quel pastore indiano racconta al meglio la Basilicata, il Mezzogiorno e l’Italia del 2015.

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