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SI APPRENDE dell’avvenuta pubblicazione della sentenza da parte del Tar Basilicata, con la quale si accoglie il ricorso della società Teknosolar Italia 2 srl.
È necessaria una considerazione politica sulla vicenda a fronte del grave comportamento della Regione Basilicata nel ricorso 84 del 2014 presentato dalla società proponente una centrale termoelettrica ibrida alimentata in parte dall’energia solare ed in parte da gas metano. Ricorso con il quale è stato impugnato il parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata oltre ad una nota dell’Ufficio Urbanistico e Tutela del Paesaggio della Regione Basilicata. Ingiustificabile l’assenteismo della Regione per la sua mancata costituzione in giudizio nel citato ricorso per mezzo della sua avvocatura regionale.
Ingiustificabile il suo non aver mai ottemperato a quanto ordinatole dal Tar Basilicata, con Ord. n.36/2014, in merito alla trasmissione dell’intero carteggio da lei inviato alla Soprintendenza oltre al non aver mai fornito chiarimenti così come esplicitamente richiesto alla lettera a) della citata Ordinanza del Tar emessa nel lontano 8 marzo 2014. Si resta sconcertati nel leggere la sentenza ed avere triste conferma che la Regione Basilicata non ha ottemperato “per quanto di propria competenza, alla predetta ordinanza”. Senza alcun retropensiero, ma con amareggiata lucidità, si resta allibiti nel leggere che “inspiegabilmente, il predetto Ufficio Urbanista e Tutela del Paesaggio, nell’occasione, non ha trasmesso alla Soprintendenza l’istanza presentata dalla società ricorrente e la documentazione ad essa allegata”.
Mancanze e negligenze gravissime alle quali un’intera Comunità ha già energicamente risposto con osservazioni tecniche, con esposti, delibere di diniego alla realizzazione dell’impianto (delibere comunali e dell’Area Programma Vulture Alto Bradano sempre votate all’unanimità). Sarebbe ora di finirla di assumere atteggiamenti che potrebbero essere interpretati come un tacito assenso. Sarebbe ora di comprendere quanto sia scandaloso il non adempiere ai propri compiti anche quando è un giudice di un tribunale amministrativo ad esigerlo.
L’autorizzazione paesaggistica, relativa al cavidotto di collegamento, così come l’autorizzazione per l’emungimento dal pozzo artesiano per uso industriale (revocata in autotutela); così come l’autorizzazione per l’attraversamento sub-alveo del metanodotto (annullata in autotutela); il permesso di costruire dell’allaccio alla Rete Snam per la fornitura di gas metano (annullato in autotutela) sono inopportuni sub-procedimenti autorizzativi che andrebbero, invece, inseriti tutti nell’Autorizzazione Unica (ex. art. 12 del d.lgs. 387/2003) in quanto trattasi di opere connesse alla centrale termoelettrica della Teknosolar Italia 2 srl. La stessa procedura relativa all’autorizzazione delle emissioni di inquinanti in atmosfera non potrebbe essere trattata fuori dalla procedura di Via senza aver mai concesso ai cittadini di fare osservazioni nel periodo preposto alla consultazione.
Non si possono chiedere integrazioni, come quelle relative alla problematica delle emissioni di inquinanti in atmosfera, e non considerarle sostanziali nella procedura di Via. Propria quella procedura per la quale sono stati evidenziati, già da tempo, svariati vizi sin nella pubblicazione dell’avviso di avvio del procedimento. Ad oggi, si ricordi che ad essere sottoposto a tutela paesaggistica non è solo il fosso Marascione, interessato dall’attraversamento del cavidotto, ma anche il Torrente Marascione che taglierebbe in due parti, nell’immaginario della Teknoslar Italia 2 Srl, l’area d’impronta dell’impianto. Ad essere stravolto è il paesaggio rurale che non certamente può essere spostato o camuffato rispetto all’unica alternativa: negare il rilascio dell’autorizzazione unica.
Ad essere messo a rischio è l’Ambiente per il consumo irreversibile della fertilità di 226 ettari di suolo agricolo nonché per i rischi di percolamento e sversamento di oli diatermici ad alto impatto per l’ambiente le cui simulazioni di incidenti sono state svolte con una insufficiente caratterizzazione del suolo e del sottosuolo. Un consiglio all’Autorità procedete: non fate perdere altro tempo a noi, a voi stessi e alla società, ne guadagneremmo tutti in immagine, trasparenza e rispettabilità. Un consiglio alla politica regionale: sarebbe ora che usciate dal vostro silenzio, ne guadagneremmo tutti in lealtà e fiducia nei cittadini.

*sindaco di Palazzo San Gervasio

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