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POTENZA – Il sindaco è chi aveva progettato i lavori, poco prima di essere eletto, come consulente del Comune di Aliano. Chi se li è aggiudicati, invece, è il cugino del suo vice. Niente di male, se soltanto fossero stati eseguiti a regola d’arte. Mentre adesso in 3 rischiano di finire a processo: l’imprenditore Eugenio Santomassimo, sua moglie Vincenza Cudemo e l’ex capo dell’ufficio tecnico Domenico Claps, che è residente a Sant’Arcangelo.

Sono accusati a vario titolo di falso, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture e violenza privata i destinatari dell’avviso di chiusura delle indagini notificato nei giorni scorsi dalla procura di Matera.

Al centro dell’inchiesta condotta dai militari della compagnia carabinieri di Pisticci, al comando del capitano Pietro Mennone, ci sono i lavori  di adeguamento e messa in sicurezza di una strada rurale in località Malvone, nella periferia del confino di Carlo Levi, un piccolo appalto da 26mila euro finanziato con i fondi europei gestiti dalla Regione.

A sollevare il caso era stato un consigliere di minoranza, Immacolata Pepe, che per la sua insistenza avrebbe ricevuto minacce da Santomassimo e dalla moglie.

«Sei una cretina, una stupida… te la farò pagare… ti farò una faccia di schiaffi… piangere». Queste sarebbero le parole che lui le ha rivolto a gennaio dell’anno scorso dopo che era andata sul posto, in contrada Malvone, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori con Claps.    

Un concetto sottolineato dalla moglie dell’imprenditore: «Tu ci hai fatto piangere e noi faremo piangere te. Non ti aspettare bene».

Quanto alla strada che bisognava costruire gli investigatori sostengono che ad aprile del 2012 l’ex capo dell’ufficio tecnico ha attestato che i lavori erano completati disponendo di liquidare a Santomassimo un acconto di 16mila euro mentre le cose stavano in maniera molto diversa.

Dove era previsto uno scavo di sbancamento, la compattazione del piano di posa, una fondazione stradale di misto granulare stabilizzato, una pavimentazione in calcestruzzo armato e altro, la ditta di Santomassimo avrebbe utilizzato pietrame, contabilizzando uno sbancamento maggiore, un’area più estesa di compattazione e fondazione, meno calcestruzzo e meno acciaio per le armature e la rete elettrosaldata.

Ma l’ufficio tecnico se ne sarebbe accorto soltanto due settimane dopo l’approvazione dello «stato finale dei lavori», non appena dalla minoranza era arrivata la richiesta di accesso agli atti del consigliere Pepe. A quel punto è arrivato il passo indietro, con la revoca in autotutela di tutti i provvedimenti, ma era già troppo tardi.

Claps e Santomassimo sono accusati di abuso d’ufficio in concorso perché il primo avrebbe procurato un vantaggio patrimoniale ingiusto al secondo, che potrebbe essere chiamato a rispondere anche di frode nelle pubbliche forniture.

«Non ottemperava gli obblighi contrattuali derivanti dal contratto di aggiudicazione realizzando le opera in difformità». Recita il capo di imputazione nei suoi confronti.

Nei prossimi giorni Claps, Santomassimo e la moglie, potranno presentare memorie o chiedere di essere interrogati. Poi spetterà alla Procura di Matera decidere se avanzare una richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti.

l.amato@luedi.it

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