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Doppia beffa: credito consumato sulla card e nessun impiegato riesce a fornire spiegazioni perchè non aggiornato

COSENZA – «Trova il parcometro, parcheggia e paga solo alla fine i minuti veri. Non preoccuparti piú del ticket che scade o di trovare le monete». Anche le strisce blu a Cosenza sono entrate nell’era digitale. L’Amaco, da qualche tempo, si è dotata di un’app – iParcs – che consente al cittadino di pagare velocemente il parcheggio conteggiando solo i minuti di reale sosta (il sito lo sottolinea con ben tre punti esclamativi) e permette all’ausiliario del traffico di verificare «facilmente e velocemente (sic)» l’autorizzazione alla sosta.

Una vera e propria manna del cielo. A quanti non è mai capitato di rovistare invano nelle tasche e in borsa alla ricerca di quegli spiccioli che quando servono non si trovano mai? O di ritrovarsi a lasciare tutto e correre, verso il parcheggio, per aggiornare il tagliando quando la sosta va per le lunghe? Un’app, in questi casi, risolve agevolmente il problema.

O almeno dovrebbe. Perché nell’esperienza di un lettore iParcs si è dimostrata meno utile, sicura e affidabile di quanto il sito invece prometta: non solo Marco si è trovato a spendere il doppio, ma sul parabrezza ha trovato anche una multa per sosta non pagata.

Le peripezie di Marco iniziano un paio di mesi fa. Legge dell’applicazione, la scarica sul suo smartphone, si iscrive e registra la targa della sua auto. Richiede anche il tagliando che dovrà apporre sull’auto, per segnalare l’utilizzo dell’app agli ausiliari del traffico e agevolare i loro compiti di controllo. Trascorrono settimane e il tagliando, però, non è disponibile: poco male, pensa Marco, perché l’app segnala che in alternativa si può anche ricorrere ad un foglietto scritto a mano. Gli ausiliari, del resto, dal proprio palmare potranno verificare.

Mercoledì Marco si trova a parcheggiare lungo via Dalmazia. Lascia l’auto sulle strisce blu e legge sul cartello che lì si può usare iParcs. Ricarica allora il borsellino dell’app, tramite paypal, con poco più di cinque euro. Prevede di fermarsi al massimo per quattro ore e di spendere, fatto un rapido calcolo, 4 euro e 80 centesimi. La sosta, in quella zona, costa un euro ogni frazione di 50 minuti, l’app applica una tariffa per minuti effettivi ma la spesa finale – se Marco si fermasse quattro ore – risulta uguale.

Quando Marco ritorna all’auto, però, ha due (brutte) sorprese. La prima è la multa che lo attende sotto il tergicristallo: 41 euro per sosta non pagata. Gli ausiliari del traffico non avranno notato l’appunto che Marco ha lasciato sul cruscotto e non hanno pensato di verificare se quell’auto, con quella targa, ha attivo iParcs. La seconda sorpresa arriva quando riapre l’app: ha consumato tutto il credito che aveva caricato (5,20 euro) in meno di due ore di sosta (dalle 15 e 52 alle 17 e 40). Secondo la tariffa applicata nel settore, per 108 minuti di parcheggio avrebbe dovuto spendere invece 2 euro e poco più.

Ha sbagliato qualcosa Marco? C’è un problema nell’app? Pazienza – pensa Marco – basterà rivolgersi alla Polizia municipale o all’Amaco. Ieri mattina, quindi, si reca innanzitutto presso il Comando di via Bendicenti. I vigili gli confessano che è il primo caso che si trovano davanti e non riescono a prospettare altra soluzione se non quella di rivolgersi al comandante, spiegando via mail l’accaduto. Nel frattempo, però, Marco fa visita anche all’Amaco, per capire cosa non abbia funzionato. Anche qui, i dipendenti scrollano le spalle: neanche sanno – perché non sono stati aggiornati – come dovrebbe funzionare questa app. Già che c’è, Marco chiede pure, ma invano, se il tagliando da apporre sull’auto (quello che segnala l’utilizzo di iParcs e che lui ha richiesto prima dell’estate) nel frattempo sia arrivato. Non gli resta che attendere i chiarimenti richiesti, ma di tempo a disposizione non resta molto: se paga la multa entro cinque giorni avrà almeno la riduzione del 30 per cento. Altrimenti una sosta di un’ora e 50 minuti circa gli verrà a costare 46 euro e 20 centesimi.

L’AZIENDA. L’Amaco ha chiarito la sua posizione e spiegato che il problema è stato prontamente risolto: «Il problema evidenziato – si legge in un comunicato – si è verificato giorno 7 settembre 2016 perché si stava procedendo ad effettuare alcuni aggionamenti sulla piattaforma informatica di “iParcs”. Sono stati tempestivamente individuati solo due casi anomali su 520 transazioni effettuate e sono stati immediatamente operati i rimborsi agli utenti interessati, con invio di apposita mail. Per quanto concerne l’avviso di violazione elevato al sig. Marco, l’ausiliario del traffico che lo ha prodotto, ha già inoltarto apposita relazione al Comando della Polizia Municipale di Cosenza, chiedendone l’archiviazione. L’Amaco ha prodotto un notevole sforzo, in collaborazione con la locale società specializzata nel settore informatico, Vima, al fine di offrire all’utenza un servizio moderno, comodo e sicuro».

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