Tempo di lettura 4 Minuti

POTENZA – Un crocifisso che va via dalla parete di un ufficio della Regione e una polemica che nel giro di poche ore monta così tanto, da mandare in secondo piano due fatti importanti della giornata, come i funerali di Matera e l’incidente al Centro Oli di Viggiano.

Luogo del “delitto”, non una stanza qualunque, ma quella  del neo assessore alla Sanità, Flavia Franconi. Docente universitaria, ma prima di tutto donna di scienza, appena insediatasi in viale Verrastro, aveva chiesto di far rimuovere dal suo nuovo ufficio il simbolo della cristianità per eccellenza.

«Ho voluto un luogo pubblico d’accoglienza per tutti», dichiarerà qualche ora dopo al cronista del Tgr Basilicata che glie ne chiederà conto.

«A me non dà alcun fastidio – spiegherà ancora –  Ma ritengo che tutti debbano essere accolti nella stessa maniera. Nessuno deve sentirsi escluso. E bisogna tutelare la ricchezza della diversità». Ma il gesto di rottura – o di apertura, a seconda delle interpretazioni  – è durato molto poco.

L’assessore, evidentemente, non aveva fatto i conti con  il comune sentire di una regione in cui la religione cattolica è molto radicata. Ma, soprattutto, deve aver sottovalutato gli umori di palazzo. L’effetto è stato quello di un vero e proprio plotone di esecuzione schierato contro di lei.

Che nel giro di poco, l’ha costretta al dietro front. Con una precisazione fatta giungere alla redazione della Rai di Basilicata, lo stesso assessore preciserà: «Trovo pretestuosa la polemica. E per questo motivo soprassiederò alla scelta della rimozione del crocifisso, nel rispetto delle sensibilità diffuse».

Non un ripensamento semplice, assunto a cuor leggero. E il commento di fuoco   immediatamente pronunciato dal consigliere regionale e sindaco di Potenza, Vito Santarsiero,  è stato solo l’unico di quelli ufficiali.

La scelta e le successive dichiarazioni dell’assessore hanno scatenato un coro di dissensi e di malumori. A partire, pare, da quelle del presidente Pittella. Insomma, sul passo indietro di Flavia Franconi avrebbe pesato anche un certo pressing istituzionale.

Una stroncatura immediata che ha spinto l’assessore a tirarsi indietro rispetto alla sua decisione.

Rendendo così quello che poteva essere valutato, a seconda delle sensibilità, come un atto opportuno o meno, un vero e proprio passo falso.

Il primo di un esponente di  una Giunta tecnica contro cui non vedevano l’ora di schierarsi i malpancisti degli assessori esterni.

Probabilmente, proprio come i due delusi per eccellenza, che ieri non hanno perso tempo a prender parola: Santarsiero, appunto, e il consigliere di Centro democratico, Nicola Benedetto, che dopo aver perso l’assessorato si è dovuto rassegnare anche allo “scippo” della poltrona di presidente del Consiglio. 

Nel tardo pomeriggio, una telefonata intercorsa tra l’assessore e il sindaco di Potenza è servita a rasserenare i toni dello scontro. Franconi ha rassicurato sullo spirito che aveva animato la sua scelta, improntato al più assoluto rispetto di tutte le fedi religiose e  permeate della  cultura dell’accoglienza e dell’inclusione.

Ma la parte più dura da digerire per il neo assessore, sarebbe stato il richiamo dei “suoi”, ovvero quello del presidente e della sua squadra.

Una reazione da inquadrare anche nell’ambito del rapporto improntato alla collaborazione che il presidente Pittella ha voluto da subito aprire con i vescovi lucani.

Tra i primi che il neo governatore ha incontrato subito dopo il suo insediamento.

E con i quali il governatore ha rilanciato l’impegno – tra i primissimi assunti – della redazione  del  Rapporto di coesione sociale.

Di cui, in qualità di assessore alla Politiche per la persona, dovrebbe occuparsi proprio l’assessore Franconi.

Il precedente della rimozione del crocifisso, avrebbe potuto finire per rappresentare  una minaccia al proficuo rapporto di confronto che Pittella ha inteso aprire.

Ma questa è solo una parte del ragionamento. Per più di qualcuno, a dispetto delle reazioni ufficiali, nell’atto di rimozione del crocifisso – tra l’altro da un ufficio che seppure pubblico, è quello personale dell’assessore –  non ci sarebbe stato nulla di eretico.

Un atto improntato alla inclusione, così come aveva provato a motivarlo Flavia Franconi. Che a questo punto, forte delle sue convinzioni, avrebbe dovuto difendere con tenacia la propria scelta.

m.labanca@luedi.it

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •