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CROTONE – Nuova tranche dell’operazione “Aemilia”. I carabinieri hanno eseguito in Emilia-Romagna e Lombardia misure di custodia cautelare emesse su richiesta della Dda di Bologna nei confronti di nove persone, di cui tre esponenti della ‘Ndrangheta emiliana attiva tra Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena e operante anche a Verona, Mantova e Cremona. Sequestrati anche una società, beni e attività commerciali nella disponibilità diretta della cosca, per oltre 330 milioni (GUARDA IL VIDEO DI SEQUESTRI E ARRESTI).

Decine sono inoltre le perquisizioni in corso sul territorio nazionale, anche a carico di liberi professionisti. Tra gli arrestati, accusati di trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attività economiche di denaro, beni e altre utilità provento delle attività illecite della cosca, anche insospettabili prestanome.

LEGGI I DETTAGLI DELLA PRIMA OPERAZIONE

Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Modena e Parma, oltre che dal Ros di Roma, l’infiltrazione della ‘Ndrangheta emiliana, articolazione della cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone), nel tessuto economico nazionale e locale, attraverso la costituzione di varie società di capitali.

L’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI A 224 PERSONE

L’operazione ha evidenziato che la ‘ndrangheta emiliana, strutturalmente autonoma rispetto alla cosca cutrese di cui costituisce derivazione storica, aveva costituito società falsamente intestate a terzi, dove conferire ingenti somme di denaro e altre utilità derivanti dai reati fine del sodalizio, oltre a provviste illecite direttamente riconducibili al boss Nicolino Grande Aracri.

I  NOMI DELLE PERSONE FERMATE IN CALABRIA A GENNAIO

I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE – C’è anche il boss Nicolino Grande Aracri tra i destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Alberto Ziroldi nell’ambito della nuova tranche di Aemilia.

Oltre che per Grande Aracri, già detenuto per altre vicende, il carcere è stato disposto anche per Alfonso Diletto e Michele Bolognino, accusati di essere tra i capi dell’organizzazione sgominata dall’ondata di arresti di gennaio, e per Giovanni
Vecchi; i domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto, Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed Abdelgawad.

Sono indagati a vario titolo e in concorso tra loro di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante di aver agito per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa. Ad Alfonso Diletto, Vecchi e Patricelli è contestato pure l’impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza, anche in questo caso aggravata.

La nuova operazione è stata condotta in Emilia-Romagna, Lombardia, Calabria e Lazio da oltre 300 carabinieri dei comandi provinciali di Modena, Parma, Reggio Emilia e del Ros, supportati da elicotteri e unità cinofile.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Bologna scaturisce dall’indagine coordinata dal procuratore capo Roberto Alfonso e dai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. La misura cautelare ha disposto anche il sequestro preventivo di nove società di capitali, alcune delle quali impegnate nella realizzazione di importanti contratti d’appalto all’estero, e di una discoteca.

AFFARI GESTITI DAL CARCERE – Nonostante gli arresti dell’operazione Aemilia dello scorso gennaio «abbiamo appurato che fino a qualche giorno fa l’attività continuava. Dal carcere continuavano a gestire affari dando disposizioni all’esterno, facendo sì che l’attività economica delle aziende continuasse in modo fruttuoso. C’era l’esigenza di interrompere anche in questo modo l’attività delittuosa che continuava nonostante le misure cautelari di gennaio». Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, dopo la seconda tranche dell’inchiesta “Aemilia” che ha portato all’arresto di nove persone; 19 gli indagati a vario titolo.

PERQUISITI TRE AVVOCATI – Le perquisizioni dei carabinieri hanno interessato anche tre avvocati non indagati, che hanno seguito gli affari di alcune delle persone indagate dalla Procura di Bologna.

Le perquisizioni si sono svolte a Parma, presente il Pm Marco Mescolini, a Reggio Emilia (Pm Beatrice Ronchi) e a Roma, dov’era presente un magistrato della Procura locale.

INVESTIMENTI IN AFRICA – Gli investigatori, a quanto si apprende, stanno portando avanti accertamenti nei confronti di alcune delle imprese sotto sequestro per degli investimenti in Africa, e precisamente in Costa d’Avorio. Per il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, questa tranche di indagine dell’inchiesta Aemilia «è un approfondimento di un filone particolare dell’indagine che riguarda esclusivamente gli aspetti economici».

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