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‘Mezzogiorno di fuoco’ vuole essere un impegno ed una responsabilità, una
cornice entro la quale delineare un nuovo modello di sviluppo del Paese
partendo esattamente da quelle aree che, oggi più che mai, sentono la
necessità di stare in prima linea per una stagione di rilancio economico, di
rinvigorimento dei valori etici e morali, di rimodellamento della società.
Da Bari ci incammineremo per una riscossa. Innanzitutto del Pd meridionale
che deve superare alcuni limiti del passato e rappresentare un elemento di
innovazione della democrazia nel Sud.
Non c’è alternativa al crescere insieme di Nord e Sud. Quello che occorre è
mettere in campo una proposta generale per l’Italia che ruoti intorno alle
riforme di cui ha bisogno il Paese.
Riforme capaci di dare forza e unità all’Italia. Non come l’ultimo spot
della Lega su un federalismo fiscale che, indebolendo il Sud, finisce per
lacerare ulteriormente la società italiana e danneggiare l’intero Paese.
È al Mezzogiorno, all’Italia e all’Europa che le società della sponda
opposta del Mediterraneo devono guardare per affermare e consolidare reali
processi di democratizzazione. E noi dobbiamo lavorare seriamente affinché
il Mediterraneo diventi una piattaforma condivisa di valori, politiche,
interessi oltre che di importanti vie di scambio del commercio globale.
Sud deve significare, innanzitutto, economia verde. Si tratta di giocare una
partita importante nella produzione di energia pulita, all¹interno della
quale edificare una vera filiera produttiva. Occorre,inoltre, rafforzare la
qualità dei servizi pubblici come traiettoria di ripresa economica, politica
e sociale delle comunità meridionali. Istruzione, sicurezza, giustizia,
qualità della macchina amministrativa devono diventare il simbolo di un
nuovo Mezzogiorno. Di un Mezzogiorno che, inteso come sistema, realizzi,
attraverso la qualità ed il rigore delle nuove classi dirigenti, un nuovo
modello di sviluppo più aperto, dinamico e competitivo.

Per raggiungere questi obiettivi c’è bisogno di una vera e propria
rivoluzione culturale. Per questo l¹assemblea di sabato e domenica a Bari
apre una riflessione vera ed indispensabile: cosa sarà il Mezzogiorno nei
prossimi anni e come noi intendiamo costruire un nuovo modello di sviluppo
in questa area del Paese. Come la politica deve saper costruire un nuovo
rapporto con la società, meno basato sulle relazioni corte e sulle filiere
del consenso clientelare e più incentrato su progetti di sviluppo capaci di
produrre beni collettivi e servizi pubblici in grado di far crescere le
nostre comunità nel loro complesso.

È questo il terreno su cui il Partito Democratico del Mezzogiorno deve saper
costruire un nuovo patto tra politica e società.

La politica deve fare la propria parte, noi democratici di una nuova
generazione per primi. Abbiamo l’ambizione di rappresentare una stagione di
cambiamento e di progresso. A Bari ribadiremo la necessità di una più forte
tensione etica, di una spinta più significativa a mettere al centro i
problemi e le questioni vere dei nostri cittadini.
Questo significa condividere etica e comportamenti, sintonizzarsi con il non
facile vissuto quotidiano delle persone in un tempo di crisi, attraverso un
richiamo costante, incessante, alla sobrietà e al rigore.

Dobbiamo sforzarci di disegnare un Mezzogiorno moderno, aperto e unito, che
punti sulle proprie risorse umane, naturali ed immateriali, che sappia
superare i confini tra le regioni ed immaginare una sua comunità di destino.
Un Mezzogiorno che concentri le proprie forze in pochi investimenti
strategici fondamentali e che giochi, tutto assieme, la partita della
connessione con l¹Europa, con il Mediterraneo, con il Mondo.

Roberto Speranza(in foto) segretario Pd Basilicata
Enzo Amendola segretario Pd Campania
Danilo Leva segretario Pd Molise
Silvio Paolucci segretario Pd Abruzzo

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