Stefano Bisi e Rosy Bindi

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CATANZARO – Il Grande Oriente d’Italia ha depositato un ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo unitamente ad una istanza di provvedimenti cautelari per opporsi alle iniziative poste in essere dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e dai suoi componenti, che hanno portato al provvedimento di perquisizione e sequestro degli elenchi degli iscritti delle logge siciliane e calabresi dell’1 marzo scorso (LEGGI IL SEQUESTRO), «e nelle successive attività fortemente discriminatorie comunque poste in essere».

Il Goi spiega che «il ricorso trova la sua ragione nella inesistenza di rimedi giurisdizionali propri nazionali nei confronti del provvedimento emesso dalla Commissione, inesistenza più volte riaffermata anche successivamente alla sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte del 12 marzo 1983 n. 4». Lo stesso Goi aveva già chiesto il dissequestro degli elenchi (LEGGI).

«Il Grande Oriente d’Italia – afferma il Gran Maestro Stefano Bisi – intende con queste azioni riaffermare lo spirito e il senso dei principi costituzionali calpestati dalle iniziative poste in essere oggi soltanto in danno della Libera Muratoria ma comunque potenzialmente dannose per la libertà di associazione e per la tutela della riservatezza delle persone».

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