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DI GIOVANNI ROSA
SASSO DI CASTALDA – «Vogliamo i nostri documenti». Non chiedono altro, solo quel pezzo di carta che per loro significa andare via da Sasso di Castalda.
E ieri mattina lo hanno fatto capire a tutti e a chiare lettere, inscenando una protesta “inedita” per una regione ospitale come la Basilicata. Hanno preso alcuni materassi, qualche suppellettile in legno, plastica, vestiti e gli hanno dato fuoco proprio al centro del paese, a pochi passi dai graziosi appartamentini che li ospitano dietro la responsabilità della cooperativa “Opera” guidata da Giuseppe Tamburrino.
E via Castello intorno alle 7 di ieri si è risvegliata con il fumo nero del fuoco che dava all’aria un sapore acre. Protagonisti della protesta una trentina di ragazzi.
Tutti profughi, tutti con regolare permesso di giorno e tutti in attesa di avere la documentazione necessaria per chiedere l’asilo politico.
Ad alcuni è stato respinto, altri sono in attesa. Ed è stata proprio questa “attesa” a scatenare la rabbia dei ragazzi. Rabbia che in alcuni frangenti, ha rischiato di degenerare.
Grazie all’intervento dell’ispettore dell’immigrazione della questura, Maurella, (sul posto c’erano anche i militari dell’Arma della compagnia di Viggiano) i ragazzi si sono “calmati”.
Il poliziotto ha spiegato l’iter burocratico da seguire ed è riuscito a organizzare un incontro per la prossima settimana tra alcuni rappresentanti dei migranti e le forze di polizia per capire il da farsi.
Nel frattempo arrivano anche i pompieri di Potenza. Non ci mettono molto a spegnere il fuoco.
A seguire i movimenti dei ragazzi c’erano pochi cittadini.
Il sindaco Rocco Perrone che ha seguito a distanza la protesta, è stato categorico: «Sono sconcertato – ha detto a caldo – Chiedo alle istituzioni di tutelare la tranquillità dei cittadini. Chiederò alla prefettura di trarre le conseguenze da quanto successo a Sasso».
Il primo cittadino ha da ridire anche sul numero di richiedenti asilo presenti sul territorio comunale.
«Avevo già segnalato la questione facendo notare la sproporzione del numero di extracomunitari presenti e la popolazione di Sasso di Castalda». Perrone vuole chiarire che «non» ha «intenzione di mandare via nessuno», «ma – ha aggiunto – mi sento in dovere di tutelare la tranquillità dei cittadini che io rappresento».
Poco più in là del sindaco c’è il signor Fiorenzo.
Lui ha molto legato con i ragazzi. Passeggia, si fuma una sigaretta, li accompagna dal medico o in ospedale quando c’è bisogno.
«Qui non hanno dato mai fastidio – ha detto – Certo questa protesta potevano risparmiarsela, ma posso assicurare che sono dei bravi ragazzi».
Nella giornata di oggi dovrebbero – il condizionale in questo caso è d’obbligo – arrivare in paese altri richiedenti asilo.
Il numero, tra i nuovi arrivi e coloro che partono (alcuni vorrebbero andare a Foggia), altri sarebbero destinati a Tito (ma non ci vogliono andare) dovrebbe assestarsi intorno ai 37.
Per ora gli animi dei ragazzi si sono calmati.
Ma sono già pronti a dare nuovamente battaglia.
Resteranno in attesa ancora per qualche altro giorno, poi – dicono – la protesta riprenderà.

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