L’arcivescovo di Potenza, monsignor Salvatore Ligorio

Tempo di lettura 4 Minuti

Da Potenza l’ennesimo urlo di Ligorio: «La Chiesa è un “ospedale da campo”, mentre è necessario che le Istituzioni affrontino il problema in maniera organica, strutturata, ordinata per corrispondere realmente alle esigenze delle famiglie in difficoltà”

POTENZA – I dati elaborati dall’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse descrivono un aumento di richieste di aiuto per erogazione di beni primari pari al 13% in più rispetto al 2014, il solo centro di ascolto diocesano, nello scorso anno ha accompagnato 72 nuovi nuclei familiari, raggiungendo il numero di 651 persone stabilmente seguite. «Sono persone e non numeri che scuotono la coscienza, interpellano l’anima, creano sofferenza in chi li ascolta e, soprattutto, in chi conosce cosa ciò significhi» è il commento dell’arcivescovo monsignor Salvatore Ligorio sul rapporto Caritas 2015. Fino a oggi in diocesi le persone che fruiscono di un sostegno alimentare sono 2.485, 1.400 nella sola città di Potenza, per lo più si tratta di famiglie con figli minori, nelle quali almeno uno dei 2 membri adulti è disoccupato. I centri di ascolto Caritas che operano sul territorio, lo scorso anno hanno accompagnato oltre 210 famiglie in difficoltà in più rispetto al 2014, tra queste circa il 90% sono italiane.

I “NUOVI POVERI”? PIU’ TRA I GIOVANI CHE TRA GLI ANZIANI 

«Confermo quanto ebbi a dire in estate, la Chiesa è un ‘ospedale da campo’, mentre è necessario che le Istituzioni affrontino il problema in maniera organica, strutturata, ordinata per corrispondere realmente alle esigenze delle famiglie in difficoltà» prosegue l’arcivescovo. L’età media delle persone che si sono rivolte alla Caritas per chiedere un aiuto è quella compresa tra i 44 e i 54 anni, per lo più si tratta di donne, donne che nella maggior parte dei casi sono le uniche percettrici di reddito in famiglia, spesso redditi da lavoro precario o in nero, per lo più nel settore domestico e dell’assistenza agli anziani.

«E’ questo un altro fattore grave che emerge dalla ricerca, con gli uomini che sovente sono costretti in casa per la mancanza di un’occupazione con tutto quello che ciò comporta» aggiunge monsignor Ligorio. Anche per quanto riguarda la situazione delle povertà in diocesi le famiglie con figli minori sono quelle che manifestano maggiori difficoltà, in molti casi non hanno alcuna forma di ingresso economico. La scolarità delle famiglie accompagnate dai centri Caritas è molto bassa, in linea con la media nazionale, molto preoccupante l’abbandono scolastico registrato nell’ultimo biennio, da parte di adolescenti provenienti da famiglie in grave difficoltà economica. La povertà educativa continua a essere un fenomeno in crescita e sta assumendo carattere strutturale, nel 2015, tra le 210 famiglie che si sono rivolte alla Caritas, in ben 69, uno o più componenti manifestano problemi legati all’abbandono scolastico.

«Quest’ultimo è forse tra gli aspetti più gravi della fotografia scattata da Caritas, con tassi di dispersione scolastica, analfabetismo totale o parziale, bassa scolarità, che rappresentano una vera e propria piaga che interessa un terzo delle famiglie che ricorre al sostegno di Caritas. Resto convinto che una delle leve da attivare per contrastare il dilagante fenomeno della povertà e del disagio sociale rimanga la scolarizzazione. Favorire lo studio, l’apprendimento, la preparazione continua a rappresentare la via privilegiata per prevenire future forme di povertà, sia economica sia valoriale, con la cultura che rimane fattore primario per valorizzare le capacità di ciascuno e consentire un pieno e armonioso sviluppo della persona all’interno della società».

I bisogni più rilevanti sono quelli relativi alla condizione lavorativa, oltre il 50% delle persone ascoltate è disoccupato, seguono i bisogni legati alla condizione reddituale, quasi la metà dei beneficiari manifesta di avere un reddito insufficiente per far fronte alle normali esigenze, dato interessante è la presenza di bisogni legati a problemi burocratici e/o amministrativi (quasi il 30%), delineando fragilità relative all’esigibilità di diritti e/o a forme di sostegno previste da Enti pubblici e/o privati, infatti, nella quasi totalità degli interventi svolti all’interno dei centri di ascolto, laddove vi è l’orientamento e l’accompagnamento ai servizi del territorio. Il 20% dei nuclei familiari seguiti dichiara di avere problemi relativi alla condizione abitativa, in particolar modo nella città di Potenza, dove l’emergenza abitativa e la mancanza di alloggio da parte di molti sta divenendo un fenomeno in costante crescita. Il 2015 ha rappresentato l’anno peggiore per ciò che concerne le ‘nuove povertà’, con i dati parziali del 2016 che segnano, per il solo centro di ascolto diocesano, un aumento di richieste di aiuto pari al 100% rispetto al mese di ottobre dello scorso anno.

«Cura delle persone bisognose, indipendente dallo stato di necessità, sia esso transitorio o permanente, porsi in una condizione di ascolto attento e premuroso, disporsi all’accoglienza constatato come sia in crescita anche il fenomeno che vede quanti si rivolgono a Caritas manifestare una sensazione di solitudine e isolamento. Ringrazio Caritas per quanto fatto e per quanto continuerà a fare, chiederò a tutti di proseguire riguardo alle buone prassi intraprese, è necessario però che i cittadini tutti, ognuno per quanto di propria competenza e le Istituzioni, producano il massimo impegno possibile per invertire una situazione la cui criticità registra una progressiva e allarmante crescita», conclude monsignor Ligorio. 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •