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SONO tornati sulla scena i Red Basica, un cd all’attivo sei anni fa, con uscite live e un album pronto. Li abbiamo rivisti nel recital dello scorso 13 novembre, al Teatro Morelli di Cosenza, imbastito con la monumentale Patty Spadafora. 
I Red Basica sono ormai assurti a rango di super-gruppo: un chitarrista come Massimo Garritano; due elementi della Brunori SAS: il batterista Massimo Palermo e il sassofonista/arrangiatore/vocalist Mirko Onofrio; gli altri due della sezione fiati, il trombonista Giuseppe Oliveto e il polifiatista Gianfranco De Franco dalla promettente attività solista; il bassista Giuseppe Sergi. Le composizioni dei Red Basica si fanno tappeto per le narrazioni di Patty Spadafora, cosentina del Bronx emigrante di ritorno, cappellino con visiera di sbieco, che mette in scena la condizione dei calabresi newyorkesi, comunità arroccata sui valori della conservazione (linguistica, gastronomica).  Quando termina l’aneddoto, la composizione prende quota, espone il tema e si espande, fino a nuovo intervento della voce narrante italo-americana, che dà il via a un nuovo segmento di parole e musiche. 
I Red Basica hanno un’attitudine zappiana, che mettono a disposizione di un jazz scoppiettante, fluttuante tra molte polarità: orchestrale, funeral-band, jazz-rock, con escursioni nel progressive, nell’art rock, nell’avanguardia di Canterbury. A metà show Onofrio canta due brani nel frattempo finiti nella soundtrack del film “Goodbye Mr President”.  La formula del reading vernacolare con accompagnamento di band e fiati è godibilissima, anche se bisogna distinguere due registri: uno è contrassegnato dalla tendenza al “bragging” ben nota ai rapper afroamericani, fatto di vanterie sessuali, un’auto-apologia debordante. Questo registro, risultato di uno spavaldo sincretismo calabro-bronxiano, lascia più interdetti. Quando la “regina delle morbide” sciorina frammenti narrativi, il meccanismo gira a pieno regime; ed è in questa direzione che deve investire il reading, ancora in fase di assemblaggio. I viaggi tra New York e la Calabria con mostruosi bagagli, il trasporto di un intero prosciutto in America con disavventura alla dogana, i riti del maiale, le galline che scappano dal recinto per le strade del Bronx, i test linguistici per essere ammessi al circolo dei cosentini — i racconti dal vero di Patty scivolano irresistibili sulle note virtuosistiche dei Red Basica.

SONO tornati sulla scena i Red Basica, un cd all’attivo sei anni fa, con uscite live e un album pronto. Li abbiamo rivisti nel recital dello scorso 13 novembre, al Teatro Morelli di Cosenza, imbastito con la monumentale Patty Spadafora. I Red Basica sono ormai assurti a rango di super-gruppo: un chitarrista come Massimo Garritano; due elementi della Brunori SAS: il batterista Massimo Palermo e il sassofonista/arrangiatore/vocalist Mirko Onofrio; gli altri due della sezione fiati, il trombonista Giuseppe Oliveto e il polifiatista Gianfranco De Franco dalla promettente attività solista; il bassista Giuseppe Sergi. Le composizioni dei Red Basica si fanno tappeto per le narrazioni di Patty Spadafora, cosentina del Bronx emigrante di ritorno, cappellino con visiera di sbieco, che mette in scena la condizione dei calabresi newyorkesi, comunità arroccata sui valori della conservazione (linguistica, gastronomica).  

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Quando termina l’aneddoto, la composizione prende quota, espone il tema e si espande, fino a nuovo intervento della voce narrante italo-americana, che dà il via a un nuovo segmento di parole e musiche. I Red Basica hanno un’attitudine zappiana, che mettono a disposizione di un jazz scoppiettante, fluttuante tra molte polarità: orchestrale, funeral-band, jazz-rock, con escursioni nel progressive, nell’art rock, nell’avanguardia di Canterbury. A metà show Onofrio canta due brani nel frattempo finiti nella soundtrack del film “Goodbye Mr President”.  La formula del reading vernacolare con accompagnamento di band e fiati è godibilissima, anche se bisogna distinguere due registri: uno è contrassegnato dalla tendenza al “bragging” ben nota ai rapper afroamericani, fatto di vanterie sessuali, un’auto-apologia debordante. Questo registro, risultato di uno spavaldo sincretismo calabro-bronxiano, lascia più interdetti. 

Quando la “regina delle morbide” sciorina frammenti narrativi, il meccanismo gira a pieno regime; ed è in questa direzione che deve investire il reading, ancora in fase di assemblaggio. I viaggi tra New York e la Calabria con mostruosi bagagli, il trasporto di un intero prosciutto in America con disavventura alla dogana, i riti del maiale, le galline che scappano dal recinto per le strade del Bronx, i test linguistici per essere ammessi al circolo dei cosentini – i racconti dal vero di Patty scivolano irresistibili sulle note virtuosistiche dei Red Basica.

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