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TITO – Da dove arriva questo percolato e, soprattutto, dove va a finire? Sono gli interrogativi inquietanti che si pongono spontanei davanti a queste foto. Sono state scattate nella ex discarica, chiusa dal 2004. Siamo a Tito, in località Aia dei Monaci, dove oggi  ha sede il centro di trasferenza, in cui vengono stoccati i rifiuti del bacino Potenza Centro. Un cimitero di spazzatura che da anni preoccupa le popolazioni residenti. E che oggi torna far a parlare di sé. Queste immagini sono recenti. Scattate prima delle abbondanti piogge del fine settimana. E, come è facile riscontrare, mostrano macchie e rivoli di fluidi, presumibilmente percolato, in vari punti dell’area interessata dalla discarica: lungo la strada, sul muro di recinzione, affioranti dal terreno. Ora c’è una frana che minaccia la vasca di percolato, ovvero il liquido generato dalla decomposizione dei rifiuti fermi lì nella discarica da quasi dieci anni senza. Dove ancora non sono stati realizzati i lavori di ripristino ambientale. Da come si presenta, lo smottamento del terreno sembra recente. Forse sta lì da qualche mese. Le autorità competenti sono state già allertate e, proprio nei giorni scorsi, il segretario cittadino del partito democratico, Antonio Gatta, dopo alcune segnalazioni, ha sollecitato ed effettuato un sopralluogo sul posto, insieme all’ingegnere comunale,  Leonardo Calbi, per prendere visione della situazione. Il rischio è che la frana possa provocare infiltrazioni di percolato, soprattutto se, il maltempo previsto per i prossimi giorni dovesse peggiorare la situazione.

Ma le foto inedite di cui il Quotidiano è venuto in possesso mostrano  una situazione già di per sè critica. Le macchie di liquame che si vedono potrebbero testimoniare una infiltrazione già in corso. E forse la frana di recente formazione non ne sarebbe nemmeno la causa. Le immagini scattate nella zona mostrano un dubbio sistema di smaltimento.

Nella vasca di percolato, come si vede nella foto numero (1), c’è una pompa sommersa dal percolato collegata a un tubo che attraversa il terreno. Un condotto che in vari punti perde liquido, come mostrano le foto successive, che striscia come un serpente per vari metri fino ad arrivare a una sorta di “lago” di rifiuti, scavato nel terreno. In corrispondenza della parte terminale del tubo, una larga macchia di liquido nero, lo stesso colore del percolato contenuto dalla specifica vasca. Insomma, da quello che mostrano le immagini, sembrerebbe che il condotto dalla vasca porterebbe il percolato in quest’area delimitata che contiene rifiuti di ogni genere e che a vista d’occhio non sembra affatto impermeabilizzata. A questo punto il liquame finirebbe direttamente nel terreno. Che sovrasta, per l’altro, una sorgente d’acqua che, pur non alimentando più le tubature di Acquedotto lucano, finisce direttamente nel fiume Noce.

I cittadini chiedono che sulla vicenda sia fatta massima chiarezza. Anche perché, la discarica, pur essendo nata per contenere i soli rifiuti solidi urbani, è stata realizzata quando le normative in fatto di smaltimento dei rifiuti era molto meno stringenti rispetto alle attuali. E quando una certa sensibilità ambientale non era ancora così diffusa. Qualche anno fa la stazione di trasferenza gestita dalla B&B Eco  era finita anche in un’inchiesta della Procura di Potenza che ipotizzava la violazione delle normative in materia ambientale, e in particolare quelle relative al processo a cui vengono sottoposti i rifiuti “tali e quali”. In carcere era finito il gestore Giovanni Agoglia, mentre erano stati differiti  Ida Zaccaru e Paolo D’Angelo, rispettivamente legale rappresentante e procuratore generale della società. Le denunce rispetto allo stato di abbandono della discarica nel corso degli anni non sono mancate. Anche perché i necessari interventi di ripristino ambientale, dopo dieci anni, non sono stati ancora realizzati. E’ ora che qualcuno, sul caso di Aia dei Monaci, faccia la più completa chiarezza.

m.labanca@luedi.it

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