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POTENZA – Seduta e con le gambe immobilizzate il mondo le è sembrato diverso. Non necessariamente in senso negativo. I movimenti era differenti, più consapevoli. Tutto era più difficile ma allo stesso tempo una conquista.

Era questa la prospettiva giusta con cui guardare il mondo a mezzo busto. E quella sensazione l’avrebbe dovuto conservare per quando le sarebbe tornata ancora più forte.

Sono due anni ormai che Loredana Baldassarre, laureata in scienze motorie e istruttrice di zumba fitness, tiene corsi di zumba gold chair, dopo un apposito corso di formazione a Roma. Gold fa riferimento alla categoria, persone anziane e diversamente abili, con le loro esigenze anatomiche, fisiologiche e psicologiche specifiche.

Chair indica la sedia, l’unico strumento esterno utilizzato durante l’ora di lezione. E se non c’è la sedia, tutti sono seduti, a terra. La vera inclusione passa da qui. Persone “normodotate” e persone costrette sulla sedia a rotelle insieme per una divertente lezione di zumba seduti, con l’obbligo di lavorare solo dalla vita in sù: busto, torace, braccia, mani, testa.

La prima a sperimentarsi è Anna, 36 anni e disabile dalla nascita. Anna e Loredana si conoscevano già e non è stato difficile per la prima resistere all’entusiasmo e al sorriso della seconda. Anna poi ha portato Barbara e così via, per un totale oggi di tre corsiste, due sulla sedie a rotelle e una in stampelle. Si vedono una volta alla settimana in un locale messo a disposizione gratuitamente dal Comitato di quartiere di Rione Lucania e ciò che accomuna tutte non è solo la posizione e la coreografia ma il sorriso. «Ciò che fa la differenza rispetto al normale sport per disabili – spiega Anna – basato solo sulla fisioterapia, è il divertimento. Noi ci divertiamo come pazzi». E gli effetti sono immediati. «Io riesco a sentire il braccio destro come non è mai successo».

Quando ha cominciato, Loredana non sapeva fino a che punto questo tipo di attività avrebbe portato lontano lei e le sue ragazze. «Io ho sfondato un muro, quello della timidezza. I limiti molto spesso non sono solo quelli fisici – dice Anna – ma sono quelli dei pregiudizi, anche delle famiglie dei disabili che non credono a volte nelle capacità dei propri figli». Certo le difficoltà pratiche non mancano e il più delle volte scoraggiano.

«Prendere un caffè – racconta Loredana – è un’impresa in questa città. Poi magari se si tratta di una sola persona trovi chi in due ti dà una mano, ma se sulla sedie a rotelle sono dieci? Improponibile».

Al corso di zumba gold chair si sono creati legami e amicizie. Come nei più classici corsi di aerobica si esce per una pizza, per un aperitivo. Ma ogni volta è complicatissimo. Complicato è anche raggiungere la sala per la lezione settimanale, nonostante l’ausilio volontario per il trasporto dell’Aias e dell’Unitalsi. Se si trovasse la giusta quadra, in città, dalle barriere architettoniche alla messa in rete di certi servizi, forse si potrebbe fare davvero quell’inclusione di cui tutti parlano e che difficilmente poi mettono in pratica. E’ questo il messaggio di Loredana e Anna, che aspetta da un anno il contributo dell’Asp per una sedia a rotelle più leggera. Nonostante le difficoltà le due amiche non si arrendono.

Loredana spera che il numero di partecipanti cresca: «A quel punto – dice – avremmo però bisogno di uno spazio più grande». Anna, invece, dice: «Ho ancora più voglia di mettermi in gioco e di lavorare su me stessa. Sono diplomata magistrale e mi piacerebbe tanto lavorare con i bambini. Al momento sono alla ricerca di un’occupazione ma non mi lamento. A volte sono tentata a gettare la spugna ma non lo faccio. Mi prendo ogni giorno quello che la vita mi offre, perchè la vita è una sola».

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