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Lo scenario si presenta molto schiacciato sul presente, e la voce “rinnovamento” risulta non pervenuta. «La società civile – ragiona lo storico Aurelio Musi – non è in grado di esprimersi come società, ma come parti che dialogano, e coltivano la rappresentazione dei loro interessi direttamente con l’autorità amministrativa. Allora tra politica e società in Campania quello che emerge non è né la forza della politica né quella società, ma la forza di alcune istituzioni, tra cui la Regione, che comunque, nel vuoto della politica, e nel vuoto relativo della società, riescono a gestire l’esistente».
Ma perché a ogni tornata elettorale si evoca la “mitica società civile”, che poi non sembra esprimere molto?
Questa “mitica società civile” non trova alcuna forma di rappresentazione nella politica, è come se viaggiassero su binari paralleli che non si incontrano mai.
E come se lo spiega?
Probabilmente perché la società civile, che ha delle sue espressioni vivaci, poi tanto vivace non è, se poi si trova a riconoscersi completamente in De Luca, dandogli la maggioranza quasi assoluta. Quindi è come se abdicasse alle proprie potenzialità di effettivo rinnovamento.
Ma non sarà che l’abbiamo mitizzata troppo, la società civile?
Ha ragione lei forse. Diventa una categoria sempre più fantomatica, eterea, nebulosa. Probabilmente De Luca capisce la congiuntura che attraversa questa società. Perché il problema non è che sia in crisi solo la politica: la società civile non esiste, esistono spezzoni, ceti, segmenti. La grande abilità di De Luca è stata quella di riuscire a mettere insieme questi frammenti, dialogando con ognuno di loro, rappresentando interessi differenti, e allargando sempre più il suo consenso.
Qual è il risultato di questo quadro, a pochi mesi dalle regionali?
Vedo la situazione delle candidature molto ingessata. Tutti questi mesi, anche a seguito della gestione dell’emergenza coronavirus, non si è pensato ad un ricambio di classi dirigenti locali. L’unica novità mi pare fosse la candidatura annunciata del magistrato Catello Maresca, che però è venuta meno.
Come giudica l’esito della vicenda Maresca?
Un fatto positivo, perché non condivido assolutamente la ricerca spasmodica di candidati esterni alla politica e ai partiti.
Perché?
Quando la politica si rivolge altrove per trovare candidati, in particolare al settore della magistratura, compie un’operazione che la dice lunga sulla crisi totale che sta attraversando. Stando così si torna all’usato sicuro. E l’usato sicuro, almeno per quanto riguarda il centrosinistra, è De Luca.
E il centrodestra?
Io avrei immaginato una novità se fosse stata direttamente Mara Carfagna a scendere in campo. Sarebbe venuta alla ribalta una candidatura capace di aggregare un’area un po’ più vasta rispetto alla tradizionale area di centrodestra. Invece la Carfagna ha pensato di rivolgersi altrove, individuando una personalità di sicuro richiamo quale poteva essere Maresca, ma sicuramente non espressione diretta del centrodestra.
In definitiva, cosa ci attende?
Tutto questo dimostra che la politica se la passa male, perché comunque deve continuare a puntare sull’istituzione, per dare un colpo d’ala di autonomia. De Luca possiamo considerarlo una personalità politica che va per conto suo, ha il suo partito personale. Ormai il Pd è totalmente subalterno alla sua candidatura. De Luca vincerà a man basse, ma più che per meriti suoi, per demeriti dell’alternativa di centrodestra e soprattutto della politica, che non è riuscita a individuare un’alternativa.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)

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