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Pittella scrive a Niki Vendola
"Il razzismo non ci appartiene"

Basilicata

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CONTINUANO i riflessi istituzionali di una storia che, ad oggi, possiamo definire un po’ sovradimensionata. Il presunto caso di razzismo di cui sarebbe stata vittima a Montescaglioso la pallavolista del Mesagne Volley Nneka Arinze, italo-nigeriana, ha spinto il Governatore Marcello Pittella a intervenire. Lui che da giocatore prima e da dirigente poi la pallavolo l’ha vissuta sul campo. Un intervento più che mai necessario dopo che la denuncia di Arinze  non smette di alimentare un’ampia eco mediatica. Denuncia - lo ricordiamo - che è stata girata d’ufficio alla procura Federale Fipav in assenza di riscontri nel referto arbitrale, dove dei cori razzisti non c’è traccia. 
Se il deputato di Sel Toni Matarrelli ha annunciato la volontà di presentare un’interrogazione al ministro Graziano Delrio, titolare della delega allo Sport, il governatore pugliese Niki Vendola è stato tra i più incisivi nell’intervenire a supporto della tesi portata avanti dall’atleta, puntando il dito contro i giovani tifosi montesi che si sarebbero macchiati degli insulti. Addirittura Arinze è stata nei giorni scorsi ricevuta da Vendola nel Palazzo della Regione Puglia a Bari, dove è stata investita dell’onoreficenza di “ambasciatrice dello sport pugliese”, lei che è romana d’adozione. Reazioni a catena sull’onda emotiva.
Di qui la reazione, garbata ma allo stesso tempo decisa. Pittella ha scritto a Vendola rimarcando che «quello dell’accoglienza è per i lucani un valore ineludibile, come la nostra storia, non solo recente, ha dimostrato in tante occasioni». Ancora, si legge nel documento: «sono quindi profondamente convinto che l’equivoco generato da un episodio, o presunto tale, che con lo sport nulla ha a che vedere richieda a tutti noi un supplemento di attenzione, per tentare di capire cosa realmente sia accaduto. Ma soprattutto per rinsaldare i valori, quelli veri, di amicizia, di sana competizione e di autentico agonismo che nel mondo dello sport (e non solo) devono continuare a presiedere le relazioni tra le nostre popolazioni. Così facendo eviteremo, come purtroppo sta accadendo in queste ore, di “criminalizzare” un’intera comunità, quella di Montescaglioso che – ha concluso Pittella – non merita i titoli denigratori e le ricostruzioni ingiuriose che in questi giorni, purtroppo, abbiamo letto su alcuni organi di stampa». Ma siamo sicuri che finisce qui?
Twitter @pietroscogna
CONTINUANO i riflessi istituzionali di una storia che, ad oggi, possiamo definire un po’ sovradimensionata. Il presunto caso di razzismo di cui sarebbe stata vittima a Montescaglioso lo scorso 12 gennaio la pallavolista del Mesagne Volley Nneka Arinze, italo-nigeriana, ha spinto il Governatore Marcello Pittella a intervenire. 
Lui che da giocatore prima e da dirigente poi la pallavolo l’ha vissuta sul campo. Una puntualizzazione più che mai necessaria considerando che la denuncia di Arinze  non smette di alimentare un’ampia eco mediatica. Denuncia - lo ricordiamo - che è stata girata d’ufficio alla procura Federale Fipav in assenza di riscontri nel referto arbitrale, dove dei cori razzisti non c’è traccia. Se il deputato di Sel Toni Matarrelli ha annunciato la volontà di presentare un’interrogazione al ministro Graziano Delrio, titolare della delega allo Sport, il governatore pugliese Niki Vendola è stato tra i più incisivi nell’intervenire a supporto della tesi portata avanti dall’atleta, puntando il dito contro i giovani tifosi montesi che si sarebbero macchiati degli insulti. 
Addirittura Arinze è stata nei giorni scorsi ricevuta da Vendola nel Palazzo della Regione Puglia a Bari, dove è stata investita dell’onoreficenza di “ambasciatrice dello sport pugliese”, lei che è romana d’adozione. Reazioni a catena sull’onda emotiva. Di qui la lettera, garbata ma allo stesso tempo decisa. Pittella ha scritto a Vendola rimarcando che «quello dell’accoglienza è per i lucani un valore ineludibile, come la nostra storia, non solo recente, ha dimostrato in tante occasioni». 
Ancora, si legge nel documento: «sono quindi profondamente convinto che l’equivoco generato da un episodio, o presunto tale, che con lo sport nulla ha a che vedere richieda a tutti noi un supplemento di attenzione, per tentare di capire cosa realmente sia accaduto. Ma soprattutto per rinsaldare i valori, quelli veri, di amicizia, di sana competizione e di autentico agonismo che nel mondo dello sport (e non solo) devono continuare a presiedere le relazioni tra le nostre popolazioni. Così facendo eviteremo, come purtroppo sta accadendo in queste ore, di “criminalizzare” un’intera comunità, quella di Montescaglioso che – ha concluso Pittella – non merita i titoli denigratori e le ricostruzioni ingiuriose che in questi giorni, purtroppo, abbiamo letto su alcuni organi di stampa». Chissà se finisce qui.

Twitter @pietroscogna

 

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