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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Mi sono innamorata tramite una app e mi sento come se avessi barato


LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Mi sono innamorata tramite una app e mi sento come se avessi barato

Cara Altravoce, sono innamorata. Quando credevo non sarebbe successo più, dopo relazioni fallimentari e lacrime mandate giù come mentine. Sono felice e c’è un ma. Il punto nero sul muro bianco. Non so come dirlo in famiglia. Perché non ho conosciuto il mio amore a una cena tra amici, non ci siamo incrociati alla presentazione di un libro, non abbiamo scambiato sguardi complici al supermercato la domenica mattina. L’ho conosciuto su un’app. Sì. Una di quelle applicazioni per appuntamenti che fino a sei mesi fa schifavo con tutto il cuore.

Dicevo. “Non fa per me”, “È tutto finto”, “Preferisco il caso, la magia dell’incontro fortuito”. E invece eccomi qui. Ho scaricato l’app una sera che ero affamata di tristezza. Ho compilato il profilo con una certa ironia distaccata, ho scelto tre foto che mi piacevano senza pensarci troppo, e poi l’ho dimenticata lì. Lui è apparso due giorni dopo. Gli ho scritto. Abbiamo chattato a lungo prima di incontrarci, e in quel tempo ho scoperto una forma di intimità che non conoscevo. C’era qualcosa di liberatorio nello scrivere senza il peso dello sguardo, nel prendersi il tempo per pensare a una risposta, nel rivelarsi gradualmente senza la pressione di un primo appuntamento dove tutto si gioca in due ore.

Quando finalmente ci siamo visti, era come se ci conoscessimo da mesi. Stiamo parlando di andare a vivere insieme. Ma quando mi chiedono come ci siamo conosciuti cambio discorso. È lo stigma sottile, una sorta di giudizio implicito, come se l’amore trovato online fosse in qualche modo meno valido, meno romantico, meno vero di quello nato per caso. Come se avessi barato. E poi c’è quella vocina fastidiosa che mi sussurra: «E se pensano che fossi disperata? Che abbia dovuto cercare qualcuno perché nessuno mi avrebbe trovata naturalmente?». Sbaglio? È normale questa resistenza? Come hanno fatto le altre donne che si sono trovate nella mia situazione?

Vostra felice, confusa e in colpa


LA NOSTRA RISPOSTA

Mia cara innamorata, ti rispondo con una storia, anzi due, di vita vera e vissuta. Victoria è inglese, ha i capelli rosa, il frangione, è alta un soldo di cacio è una cabarettista e fa – faceva – l’artista in un circo. Nel 2012 è un po’ annoiata, la vita scorre a rilento, ha bisogno di nuovi stimoli, inizia a seguire su twitter l’account di Waterstone, una delle più importanti catene di librerie del Regno Unito. Perde letteralmente la testa per l’autore, sconosciuto, è un account aziendale, dei tweet.

Sono così divertenti, arguti, colti. Scrive un tweet in cui dichiara tutto il suo amore a quello sconosciuto o sconosciuta, rispondendo a un tweet in cui si parlava dei Pokemon (e tutto torna). Il tweet sembra cadere nel vuoto, Jonathan O’Brien, questo il nome del ragazzo dietro alla tastiera, è abituato a sentirsi fare certe dichiarazioni e ha una risposta automatica per tutte, “Sono un nerd, sono già sposato con i libri”. Sta lavorando e pensa sia poco professionale andare a spiare per capire chi c’è dietro ai profili. Ma il destino stava già lavorando e parlando con un suo amico, scopre che l’autrice di quella dichiarazione è Victoria. I due diventano l’uno follower dell’altra.

Un giorno Jonathan scrive che avrebbe una gran voglia di fare colazione, Victoria che è in pausa dal tour con il circo, si precipita a Oxford Street, sede della libreria dove il ragazzo lavora con una ciambella. «Le mie gambe mi stavano portando dove la testa non voleva saperne». Il colpo di fulmine era pronto a scoccare. «Era molto più alto di quanto non credessi, io sono uno scricciolo. Ho mollato lì la ciambella e sono scappata via». Ma Cupido aveva tessuto la sua tela. Qualche giorno dopo mentre Jonathan sta andando a pranzo si accorge, grazie alla app che segnala quali nostri contatti sono in zona, che lei è lì.

Si rivedono. Passeranno ore a parlare dimenticandosi di mangiare. Da allora non si sono più lasciati, hanno continuato a parlare, twittare, scambiarsi messaggi e una decina di giorni fa si sono sposati. Non tutta la tecnologia viene per nuocere. Anche io e cielomiomarito ci siamo conosciuti e poi innamorati su twitter, l’odierno ZX. Quando ci siamo visti la prima volta, alla stazione a Termini a Roma, il cuore ci batteva a mille. Lui portava un giubbotto di pelle, io un trench. Dopo quasi quindici anni, un po’ acciaccati, con le ginocchia sbucciate e sanguinanti, siamo ancora siamo qui, cuore a mille, a raccontarci.

Fagotti pieni di parole che vogliono essere ascoltate. L’amore è amore, ovunque lo si trovi. Hai l’età giusta, quindi puoi rivedere quella cosa melensa e consolatoria che è C’è posta per te con Tom Hanks e Meg Ryan. Oppure decisamente meno consolatoria la lettura di Conversazioni con gli amici Sally Rooney. Un libro che fotografa perfettamente l’intimità digitale della generazione millennial e la difficoltà di connettersi autenticamente in un mondo dove tutto è mediato.



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