Uno dei bottini dei truffatori (frame dal video della Polizia di Stato)
3 minuti per la letturaUn’associazione a delinquere e un giro d’affari di mezzo milione di euro: sei arresti nel Napoletano per truffe agli anziani in tutta Italia
NAPOLI – Un giro d’affari da mezzo milione di euro costruito sulla pelle e sulle paure degli anziani. La Squadra Mobile di Napoli ha arrestato sei persone, tra i 21 e i 61 anni, colpite da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Nola. Gli indagati sono accusati di far parte di un’associazione a delinquere specializzata in truffe in tutta Italia: un gruppo criminale spietato che, attraverso falsi incidenti e finti marescialli, teneva sotto scacco psicologico le vittime per farsi consegnare soldi e gioielli.
Gli agenti della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone, di età compresa tra i 21 e 61 anni. Tutti gli indagati sono gravemente indiziati del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di svariati reati contro il patrimonio, tra i quali truffe in danno di persone anziane che hanno fruttato al sodalizio circa cinquecentomila euro di ingiusto profitto.
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Nola su richiesta della Procura, compendia le risultanze di un’attività di indagine avviata allo scopo di contrastare un gruppo criminale, con base operativa nella provincia di Napoli, dedito alla commissione di truffe ai danni di persone anziane, commesse in varie località del territorio nazionale.
IL MODUS OPERANDI DEI TRUFFATORI
L’attività d’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura di Nola, ha consentito di individuare un consolidato modus operandi nell’esecuzione delle truffe. In particolare, una persona che si qualificava come “maresciallo” contattava le vittime (tutte di età compresa tra i 74 e 97 anni) sull’utenza telefonica di casa: il finto militare comunicava che un prossimo congiunto dell’anziano aveva provocato un incidente stradale, con un’auto priva di copertura assicurativa, in cui era rimasta gravemente ferita una persona.
In molte circostanze, per aumentare ulteriormente la pressione psicologica sull’anziana persona offesa, veniva riferito che la vittima del sinistro era un bambino e che era stato trasportato d’urgenza in ospedale, oppure che la vittima era una donna in stato di gravidanza, in grave pericolo di vita.
Dopo avere messo sotto pressione psicologica l’anziano, il finto maresciallo rappresentava – come unica possibilità di evitare l’arresto del parente in difficoltà – l’impellente necessità di risarcire la persona offesa dal sinistro; tale stratagemma consentiva ai truffatori di spingere la vittima ad impegnare il denaro custodito in casa o a mettere a disposizione i gioielli custoditi nella propria abitazione. Nel corso dell’intera durata della truffa, inoltre, i truffatori realizzavano un vero e proprio bombardamento telefonico sia sulla utenza fissa sia cellulare della vittima (con telefonate della durata di oltre un’ora che si protraggono anche dopo il ritiro del danaro), perseguendo così due obiettivi fondamentali: mantenere un controllo totale del truffato dal punto di vista psicologico, nonché evitare che la vittima potesse avviare contatti telefonici con amici o parenti, anche allo scopo di evitare l’intervento delle Forze di Polizia.
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