X
<
>

Via d'Amelio dopo l'esplosione dell'auto bomba

2 minuti per la lettura

Nel 34esimo anniversario della strage di Via D’Amelio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda come «Borsellino e Falcone sono i simboli della riscossa civile del Paese»


«La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani». Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda così, nel messaggio diffuso ai cittadini e alla stampa, la strage di via D’Amelio nel 34esimo anniversario.

Il 19 luglio 1992 un’autobomba esplosa in via d’Amelio a Palermo, sotto casa della madre del giudice Paolo Borsellino, uccise il magistrato e 5 agenti della scorta. Morirono oltre a Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. L’attentato seguì di meno di due mesi l’assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Due momenti drammatici della storia d’Italia da cui la nazione seppe, però trarre la forza per dare un colpo decisivo alla mafia. Quanto meno alla mafia stragista e violenta figlia dell’azione dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Partì in quel momento, infatti, un movimento trasversale che porterà alla cattura di Riina e Provenzano.

STRAGE DI VIA D’AMELIO, MATTARELLA: «INTATTI I NOSTRI SENTIMENTI DI SOLIDARIETÀ»

«Paolo Borsellino – prosegue il presidente della Repubblica – pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato, i cui nomi sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso. Quel disegno eversivo, con il loro contributo, è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti». 

«Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare», continua Mattarella. «Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie». Infine, ma in ultimo non per importanza: «Con la loro passione hanno seminato la cultura di legalità. Insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola. Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica» conclude il presidente. 

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA