Domenico Paviglianiti
2 minuti per la letturaFigura storica della ‘ndrangheta, Paviglianiti era stato arrestato in Spagna lo scorso giugno. Non si avevano notizie di lui dal 2022
REGGIO CALABRIA – L’Autorità Giudiziaria spagnola ha disposto la consegna all’Italia di Domenico Paviglianiti, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero. Nei suoi confronti era pendente un Mandato di Arresto Europeo derivante da un ordine di esecuzione della Procura della Repubblica di Bologna per cumulo pene di oltre 19 anni di carcere per associazione mafiosa, omicidio e armi.
L’uomo è, dunque, rientrato in Italia scortato dagli agenti dell’Interpol Unità I-Can (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e dai militari della Guardia di Finanza. Il boss è arrivato all’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo proveniente da Madrid. Da qui, dopo il fotosegnalamento e la notifica del mandato da parte della Polizia di frontiera aerea, Paviglianiti è finito in carcere condotto dalla Polizia penitenziaria.
La fuga del capoclan, introvabile dal 2022, si è interrotta a fine giugno a Soria, un centro dell’entroterra spagnolo a circa 200 chilometri da Madrid (LEGGI LA NOTIZIA). Gli investigatori del Gico di Reggio Calabria e i colleghi della polizia spagnola lo hanno bloccato all’uscita di un ristorante, tradito dai movimenti delle persone a lui vicine.
CHI È DOMENICO PAVIGLIANITI
Figura storica della criminalità organizzata calabrese, Paviglianiti è stato un protagonista di primo piano della “seconda guerra di ‘ndrangheta” tra il 1985 e il 1991, quando si schierò al fianco della cosca De Stefano nello scontro di sangue contro i Condello. «Il percorso criminale dell’arrestato – spiegano gli investigatori – si inserisce anche nel contesto della cosiddetta seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), nell’ambito della quale l’uomo già rivestiva un ruolo di primo piano, schierandosi a sostegno della cosca De Stefano nella contrapposizione con il gruppo Condello, in una fase caratterizzata da numerosi episodi omicidiari che hanno inciso sugli equilibri mafiosi della provincia reggina». Nel corso degli anni, lo stesso Paviglianiti è stato destinatario di plurimi provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di particolare gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Per le attività di indagine oltreconfine, decisivo è stato il supporto alla cattura dell’Unità Ican (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, della Direzione centrale per i servizi antidroga del Dipartimento della pubblica sicurezza, del Comando generale della Guardia di finanza – II Reparto ‘Coordinamento informativo e relazioni internazionali’ e III Reparto ‘Operazioni’, del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza, dell’ufficiale di collegamento della Policia Nacional presso l’Ambasciata del Regno di Spagna a Roma.
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