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MANFREDONIA (FOGGIA) – Il cadavere Sadam Houssain, bracciante agricolo pachistano di 32 anni scomparso dal 4 agosto scorso, è stato trovato nel bagagliaio della sua autovettura a pochi chilometri dal ghetto di borgo Mezzanone nel comune di Manfredonia, ad una decina di chilometri da Foggia, dove il giovane viveva.

La denuncia di scomparsa era stata presentata ai carabinieri dal fratello della vittima. A quanto si apprende, il corpo è in avanzato stato di decomposizione. Si ipotizza sia stato ucciso, anche se la conferma arriverà dall’autopsia. Gli inquirenti sospettano che il delitto possa essere collegato a un debito contratto dal giovane per finanziare il viaggio migratorio dal Pakistan verso l’Italia. La morte del bracciante potrebbe risalire al giorno della scomparsa, considerate le condizioni in cui si presenta il corpo. Il ritrovamento risale al pomeriggio di ieri, 22 agosto 2026.

LA DENUNCIA DEL SINDACO DI MANFREDONIA

«Era li presso il ghetto della pista, a pochi chilometri da Borgo Mezzanone, dove Sadam viveva da un po’». Lo ha reso noto il sindaco di Manfredonia, in provincia di Foggia, Domenico La Marca al quale lo ha annunciato la comunità pakistana che, nei giorni scorsi, ne aveva denunciato la scomparsa. Il corpo era nel portabagagli della sua auto.  

«Mentre gli investigatori stanno lavorando per accettare le cause, i responsabili, le ragioni di una morte così atroce e ingiusta, il corpo, senza vita di Sadam, chiede giustizia, cerca verità», afferma La Marca. «Era uno dei tanti braccianti impegnati nelle nostre campagne, che – prosegue – lavorano per per pochi euro nella raccolta dei nostri prodotti agricoli. È arrivato in Italia – spiega La Marca – inseguendo un sogno. Con la speranza di migliorare le condizioni della sua vita e della sua famiglia».

«Sicuramente Sadam doveva presto restituire i soldi che i familiari hanno raccolto per pagargli il viaggio. Un viaggio duro, durato diversi mesi, dove i suoi sogni hanno anche rischiato di soffocare. Sadam, ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale – racconta La Marca – ha accettato di tutto pur di risanare il proprio debito. Anche di vivere in quella baraccopoli, che è diventato la sua prigione e poi la sua tomba». 

MANFREDONIA, IPOTESI OMICIDIO PER IL BRACCIANTE PAKISTANO SCOMPARSO, IL SINDACO MARCA: «LA SUA MORTE CHIEDE GIUSTIZIA»

«E adesso – continua il sindaco – è senza vita, chiuso in un portabagagli della sua auto, ucciso da una mano criminale, che non lascia scampo, ma tante domande e troppe responsabilità. Nei giorni scorsi ero a Roma, al Ministero del Lavoro, con il Comune di Foggia, Prefetto e Regione Puglia per condividere insieme un percorso che, da qui a cinque anni, dovrebbe portarci al superamento di quel ghetto, di quell’ inferno. Abbiamo tutti piena coscienza che, di fronte ad un problema così complesso, occorrono risposte e percorsi diversi e complessi, in cui ognuno deve fare la sua parte: il Governo, la Regione, gli enti locali, le organizzazioni».

«Ma una cosa è certa: l’ uomo e la sua dignità – assicura La Marca – non possono continuare ad essere merce di scambio di un gioco di interessi e di poteri. A tutta la comunità Pakistana e ai familiari di Sadam esprimo le nostre condoglianze e vicinanza. La morte di Sadam non può essere un prezzo da pagare, ma chiede giustizia, verità. Chiede l’ impegno di tutti per una dignità che va difesa, umanità che deve essere ritrovata», conclude il sindaco. 

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