X
<
>

5 minuti per la lettura

Ponte Tiera spezzato più che demolito. I puntelli della Provincia reggono più del previsto e la struttura non si sgretola. Nessun trauma per i cani. Rfi conferma: riapertura dei binari dal 13 settembre.


Più che essere demolito, il viadotto Tiera ieri mattina è stato spezzato in più parti. Alla fine, non c’è stata quella che tutti consideriamo “demolizione”, la riduzione in pezzi più piccoli della struttura, che giace ora come “smontata” nelle varie campate, con i piloni ancora in piedi. E che l’abbattimento non sia venuto come sperato (anche se dovrebbe bastare qualche altro giorno di lavoro per completarlo), è evidente già dalla comparazione fra il comunicato del Comune e l’esito. Nella nota si spiegava che la soluzione trovata per risolvere il problema del ponte era «la demolizione controllata mediante esplosivo della campata di scavalco e delle due campate adiacenti, unitamente alle relative pile di appoggio».

E invece è venuta giù – sul letto di sabbia posto a protezione dei binari che vi scorrono sotto – una sola campata, le altre sono rimaste in bilico fra i piloni e il terreno. I tecnici hanno spiegato di essere rimasti soddisfatti, ma subito dopo le esplosioni era palpabile una certa delusione, per non parlare dei giudizi dei cittadini che – terminata l’operazione – sono arrivati sul posto fotografando e commentando. Probabilmente la riuscita parziale è dovuta a due motivi principali: da una parte le precauzioni per la salvaguardia degli animali ospiti del vicino canile municipale.

PONTE TIERA PER ORA DEMOLITO A METÀ: LA SALVAGUARDIA DEL CANILE E I PUNTELLI DELLA PROVINCIA

Per settimane l’allarme per le oltre 700 bestiole – per le quali secondo i gestori della struttura un rumore improvviso e fortissimo avrebbe comportato pericoli anche gravi – ha tenuto banco, comportando una serie di precauzioni. La salute dei cani è stata tenuta nella massima attenzione: presidio veterinario, pannelli assorbenti per il rumore, visite di controllo dell’Azienda sanitaria. I cani hanno anche assunto per un paio di giorni cibo misto a sedativi. E il risultato in questo caso è stato quello sperato: tutto è filato liscio.

Ma di sicuro – come ieri spiegavano gli addetti – è stato usato meno esplosivo di quello preventivato all’inizio. Inoltre, hanno giocato un ruolo importante – e chissà se sottovalutato, questo lo stabiliranno eventuali approfondimenti – i puntelli realizzati illo tempore dalla Provincia di Potenza. C’è stato un periodo – fra il 10 agosto dell’anno scorso e oggi – in cui i tecnici dell’amministrazione provinciale avevano ipotizzato un’altra soluzione: la conservazione del ponte.

IL MANCATO RECUPERO CONSERVATIVO E LA TENUTA DELLE STRUTTURE

La struttura sarebbe stata rimessa in sesto e recuperata. Certo, questo avrebbe comportato una serie di studi ad hoc e probabilmente una spesa maggiore, che la Provincia avrebbe potuto affrontare solo con specifici finanziamenti dello Stato. Per arrivare a questa soluzione sarebbe stato necessario un pieno accordo fra le parti interessate. Ma Rfi – che ha avuto il maggiore ruolo decisionale – non ha appoggiato la proposta, propendendo per la demolizione controllata tramite esplosivi. Alla fine, nello stallo che le differenti posizioni avrebbe provocato, la Provincia ha dato il nulla osta e si è proceduti in questo senso. Ma la Provincia aveva nel frattempo rinforzato il ponte. Nell’ipotesi del recupero conservativo, i tecnici provinciali avevano fatto costruire dei puntelli di metallo. Strutture di acciaio a braccia intrecciate, tanto forti da poter reggere non la sola campata rovinata dal cedimento dei “pulvini”, ma l’intera struttura.

PONTE TIERA PER ORA DEMOLITO A METÀ: I MOMENTI PRIMA DEL BRILLAMENTO E LA MOBILITAZIONE

La particolare efficacia di questi puntelli si è vista ieri: le cariche non sono riuscite ad averne ragione: quei graticci bicolore sono stati la prima cosa a comparire tra i fumi delle deflagrazioni, una volta caduta la campata centrale. Stagliati sulla fuliggine che si diradava, forse indeboliti ma saldi a sostenere l’altra campata, rimasta in diagonale fra cielo e terra. La lunga mattinata comincia in un bar della zona: i cittadini che abitano nelle vicinanze del Tiera hanno dovuto abbandonare le case per motivi precauzionali e per loro c’è la colazione gratuita. Arrivano anche tutte le autorità: il prefetto Michele Campanaro, il questore Raffaele Gargiulo, il senatore Pasquale Pepe e poi il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca con gli assessori Francesco Giuzio e Michele Beneventi oltre alla consigliera comunale Angela Blasi.

La statale 93 brulica di veicoli di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, di uomini in divisa e di esponenti della Protezione civile. In cielo il drone della Guardia Nazionale Zepa (Zoofila Ecologica Protezione Ambientale) di Nova Siri. Dall’alto arrivano immagini nitide del ponte e del canile, tenuti sotto controllo.

LA DETONAZIONE E LE REAZIONI SUL POSTO

Intorno alle 9:30 è tutto pronto. I giornalisti – mercé l’interessamento del sindaco Telesca – vengono ammessi per una veloce ricognizione fotografica sul posto, poi la zona viene sgomberata. Tutti – o quasi – dietro la recinzione di sicurezza. Un uomo della ditta che si occupa della demolizione soffia in una cornetta, la cosiddetta “sirena a tromba”. Metodo antichissimo ma ancora evidentemente valido per avvisare che bisogna stare al riparo.

Le esplosioni arrivano all’improvviso, prima del previsto. Non è un’unica deflagrazione ma scoppi cadenzati ogni 25 millisecondi di 3,6 chilogrammi di Tnt equivalente. Mille metri di miccia per 350 detonatori. Detta così sembra debbano fare un baccano d’inferno, ma il rumore invece è decisamente sopportabile. Nessun cane ulula o abbaia dal vicino canile, il fumo si disperde in poco tempo e tutti possono guardare il risultato dell’operazione.

PONTE TIERA PER ORA DEMOLITO A METÀ: LE RASSICURAZIONI DI RFI E IL COMPLETAMENTO DEI LAVORI

Giuseppe Macchia, direttore operativo territoriale di Rfi, spiega che quello che è accaduto è fra le ipotesi previste, che va bene e che entro pochi giorni sarà tutto ridotto in frantumi tramite i «martelloni», ossia i martelli demolitori idraulici. L’impegno più importante, ribadito da Rfi e altri esponenti istituzionali sul posto, è la riapertura della ferrovia assicurata per il 13 settembre prossimo. Il primo cittadino conferma la soddisfazione per quanto avvenuto e sottolinea lo stato di salute ottimale dei cani. Effettuerà anche una visita nel canile, mentre alcune persone a monte – volontari di associazioni animaliste e cittadini amanti dei cani – si sono riunite in presidio per controllare che non accadesse niente agli ospiti della struttura a causa degli scoppi. Mentre forze dell’ordine e autorità vanno via, arrivano i cittadini del posto.

Si avventurano fino al ponte, forse un po’ troppo sotto, e commentano quanto accaduto, scattando una raffica di foto con i cellulari. Alcuni operai spazzano la strada con le ramazze eliminando polvere e detriti. Oggi o al massimo domani sono attese le macchine che dovranno completare l’opera degli esplosivi.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA