Corrado Alvaro, nel 2026 ricorre il 70esimo anniversario della sua morte
3 minuti per la letturaCorrado Alvaro, il più grande scrittore che la Calabria abbia dato al Paese, è stato anche uomo di cinema con le sue raffinate sceneggiature, tra queste “Fari nella nebbia” del 1942.
IL 2026 segna il settantesimo anniversario della scomparsa di Corrado Alvaro, una delle voci più alte della letteratura italiana del Novecento e il più grande scrittore che la Calabria abbia dato al Paese.
Romanziere, narratore, giornalista, saggista e drammaturgo, Alvaro fu anche uomo di cinema. Uno sceneggiatore raffinato, autore di soggetti e sceneggiature che rappresentano una pagina ancora poco esplorata della sua vasta produzione. È proprio questo volto meno noto dello scrittore di San Luca che la Cineteca della Calabria ha riportato all’attenzione con il volume L’avventura del cinematografo con Corrado Alvaro. Cineromanzi 1936-1950, curato da Eugenio Attanasio. Il libro raccoglie una selezione dei cineromanzi tratti dai film ai quali Alvaro collaborò. L’obiettivo è restituire il fascino di una stagione di intenso dialogo di Alvaro tra letteratura e cinema, accompagnando il pubblico in un’Italia sospesa tra modernità e memoria. Da queste pagine prende avvio anche il percorso della nostra rubrica.
Uno dei film è Fari nella nebbia del 1942, per la regia di Gianni Franciolini. Cesare, conducente di autotreni, è un uomo rude e taciturno, talmente assorbito dal proprio lavoro da trascurare la giovane moglie Anna, sempre più insoddisfatta della loro vita coniugale. Dopo l’ennesimo litigio, la donna decide di lasciare la casa e fare ritorno dalla madre. Rimasto solo, Cesare si chiude ancora di più nel proprio silenzio. Nella sua vita irrompe Piera, una ragazza sensuale e spensierata che riesce a convincerlo a ospitarla in casa. Nel frattempo Anna, tormentata dalla solitudine e dall’idea che il marito conviva ormai con un’altra donna, sprofonda nell’amarezza. Anche Cesare, tuttavia, finisce per stancarsi di Piera e, sospettando che lo tradisca con un suo amico, arriva a meditare una vendetta. Rientrato a casa per impadronirsi della rivoltella, vi trova invece Anna. L’incontro riaccende i sentimenti mai sopiti e i due si riconciliano, ritrovandosi infine l’uno tra le braccia dell’altra.
Il film è caratterizzato da una profonda vena popolare. Si rifà al realismo poetico dei due grandi maestri del cinema francese, Jean Renoir e Marcel Carné. Anticipa attraverso atmosfere e sensibilità alcuni tratti distintivi del Neorealismo. Il critico Umberto Barbaro sulla rivista Si gira del 1º marzo 1942 scrive: “Intelligente e difficile è il soggetto, soprattutto per l’assunto di mostrare un’umanità dalle impressioni pronte e dalle reazioni immediate, dagli istinti cioè non troppo distorti da convenzioni e da pregiudizi, e nella quale i rapporti sono concretamente basati su interessi reali, sentimentali o materiali che siano. Certo il film raggiungerà il suo massimo di artisticità quando saprà esprimere le ansie e le aspettative, le gioie e i dolori di questa umanità. Una più piena intuizione di quell’umile mondo e un maggiore approfondimento del carattere dei personaggi avrebbero reso assai più conseguente e più persuasivo il racconto. Ma vi sono scene d’intimità calda e vischiosa, assai sicuramente rappresentate, e scene di concitata violenza, condotte con disegno sicuro”.
Irene Brin si esprime così: «Il giovane regista Gianni Franciolini ha dedicato tutto il suo impegno alla realizzazione, aiutato anche da quattro attori estremamente popolari. Questo spiegamento di forze ci sembra assolutamente giustificato, se non, forse, dal risultato almeno dall’assunto. Difatti la difficoltà di ricomporre con semplicità ed aderenza un’atmosfera tanto ruvida e popolare ci appare assolutamente eccezionale….».
Il film è interpretato da attori allora famosissimi. Tra questi spiccano Fosco Giachetti e la bellissima Luisa Ferida, attrice di regime, morta tragicamente insieme al compagno Osvaldo Valenti, repubblichino.
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