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Pnrr Calabria, la Uil: 5,2 miliardi ancora fermi. Il rischio di una nuova emergenza legata a revoche e definanziamenti. Il sindacato richiama il dossier di monitoraggio parlamentare e la Corte dei Conti.
CATANZARO – La Calabria sta perdendo il treno della storia e rischia di finire col conto in rosso per non aver finito i lavori in tempo. Questa in soldoni la denuncia di Uil Calabria, che cita il dossier di monitoraggio parlamentare sul Pnrr, “confermato” dalla relazione semestrale della Corte dei conti. I punti chiave della denuncia: la Regione è agli ultimi posti d’Italia; entro fine anno scade il Pnrr, ma la Calabria ha completato solo 15 progetti su 100 (la media italiana è circa 24); ci sono più di 5 miliardi – per l’esattezza 5,2 – ancora bloccati nei cantieri o mai partiti.
LE CAUSE DEL BLOCCO DEI FONDI E LA CARENZA DI PERSONALE NEGLI ENTI LOCALI
Perché bloccati? Un quinto di questi soldi andava speso dai Comuni, ma i Comuni calabresi non hanno abbastanza tecnici ad hoc: «Negli ultimi anni – spiegano Mariaelena Senese, segretaria generale Uil Calabria, e Walter Bloise, segretario regionale UilFp – abbiamo sollevato a più riprese l’esigenza di rafforzare la dotazione degli uffici pubblici con tecnici per la progettazione e la rendicontazione sulle risorse Pnrr.
Un dato ci ha sempre guidato: ben il 20% delle risorse del Piano sono state affidate ai Comuni, ma proprio gli enti locali hanno enormi carenze numeriche e professionali nei propri organici, motivo per cui la spesa e la rendicontazione si sono mosse lentamente. Ciò ha prodotto i dati appena resi noti e quindi una crescita economica mancata per la Calabria. Purtroppo, alle sollecitazioni più volte effettuate, non abbiamo ricevuto alcun riscontro e le organizzazioni sindacali non sono state coinvolte dalle cabine di regia prefettizie. I risultati, oggi, sono ahinoi sotto gli occhi di tutti».
PNRR IN CALABRIA, L’ILLUSIONE DELLA CRESCITA ECONOMICA E I RISCHI PER IL DOPO 2027
L’illusione del Pil che cresce: è vero che l’economia calabrese ultimamente è cresciuta un po’ – sottolineano –, ma solo perché è bastato ‘iniettare’ un miliardo di fondi europei in un’economia debole. È come aver fornito una carica d’energia immediata, ma fittizia e temporanea, cosicché quando l’effetto svanisce ci si ritrova peggio di prima. L’allarme di un disastro in arrivo dal 2027, quando i rubinetti del Pnrr si chiuderanno e la crescita si dimezzerà, col risultato che se le opere non saranno finite in tempo, l’Europa si riprenderà i soldi (i cosiddetti definanziamenti).
Alla fine della corsa dunque la beffa: per finire le opere incompiute del Pnrr – evidenzia il sindacato –, la Regione sarà costretta a usare i soldi europei dei prossimi anni (quelli che dovevano servire per nuovi progetti) o fare nuovi debiti. Capitolo a parte – aggiunge la Uil – la Zes unica per il Mezzogiorno. “Il dossier segnala che 500 milioni di credito d’imposta della Zes unica rischiano di uscire definitivamente dal Pnrr per difficoltà di rendicontazione, senza che sia indicata una destinazione alternativa”.
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