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Petrolio in Basilicata, Tempa Rossa verso la fase di sviluppo. Obiettivo in linea con le nuove strategie. E i fondi al fossile restano. Total chiede la proroga al Ministero dell’Energia dal 2028 al 2032.
Il petrolio come leva di sviluppo. Questa l’idea alla base della richiesta di proroga quinquennale inoltrata il 14 luglio scorso da TotalEnergies per le estrazioni nel centro olio Tempa Rossa. In particolare, sul tavolo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sono finiti due pozzi della cosiddetta concessione Gorgoglione (il 3 e il 4), per i quali si cercherà di passare da una lavorazione di tipo esplorativo a una di sviluppo. Una richiesta che, sulla carta, fa seguito a quanto emerso dalle fasi di studio ma che, in qualche modo, finisce per allinearsi anche alle nuove strategie governative sulle politiche estrattive in Basilicata, finite al centro di feroci polemiche nelle ultime settimane.
La procedura ipotizzata da Total, in ogni caso, risponde a una prassi piuttosto comune che, in base ai risultati raggiunti durante la fase di studio circa la natura e il quantitativo delle riserve di idrocarburi, permette di passare a quella successiva, destinata al raggiungimento di obiettivi produttivi specifici. Uno step che richiede, chiaramente, una valutazione da parte del Ministero competente, inerente sia alle estrazioni da effettuare (strumenti, siti, target da raggiungere) che ai sistemi di trattamento del materiale estratto. Considerando che l’attuale data di scadenza della concessione è fissata al 14 luglio 2028, a partire da quella data e fino al 2032 (fermo restando l’esito positivo della valutazione e la necessaria intesa con la Regione di competenza) Total proseguirà a operare nell’area di Tempa Rossa focalizzandosi su nuovi obiettivi.
TEMPA ROSSA E IL PETROLIO: IL RUOLO DI CORLETO PERTICARA E LE STRATEGIE DEL GOVERNO
Entrambi i pozzi si trovano nell’area di Corleto Perticara, nel cuore di uno dei più importanti poli petroliferi della Basilicata. Un sito che, a pieno titolo, rientra tra quelli che, su spinta delle aziende e, ora, anche del governo italiano, dovrebbero incrementare la loro produzione nei prossimi anni, portandola perlomeno a ritmi doppi rispetto a quelli odierni. Al momento, Gorgoglione 3 e 4 fruttano 17 milioni di barili a testa ma, per far sì che la fase esplorativa passi a quella successiva, occorrerà una nuova valutazione circa l’impatto ambientale potenzialmente prodotto.
L’eventuale esito positivo significherebbe un’accelerazione produttiva che risponderebbe pienamente alle nuove strategie energetiche pensate dal governo Meloni. In ballo, almeno nelle intenzioni, ci sarebbe l’autosufficienza energetica nazionale, puntando su un territorio che, tuttavia, continua a lamentare un riscontro tutt’altro che positivo sul welfare regionale. Del resto, la decisione di implementare le estrazioni aveva preso in contropiede anche l’amministrazione lucana che, nei giorni scorsi, aveva rotto il silenzio assicurando che i limiti alle estrazioni non sarebbero stati sforati.
I DUBBI AMBIENTALI E I FINANZIAMENTI DELL’UNIONE EUROPEA
Una posizione non priva di rischi rispetto alle obiezioni mosse dal fronte no-oil ma anche dalle stesse opposizioni, ancora non convinte del ruolo che, effettivamente, potrebbe avere la Regione in base a un decreto che prevede chiaramente la possibilità, per il governo, di sostituirsi all’ente locale qualora ritardasse gli adempimenti alle richieste di sviluppo energetico. Un’ambiguità che conferma, da un lato, l’intenzione di proseguire con lo sfruttamento del fossile contestualmente alla transizione energetica richiesta dall’Europa. Obiettivo che, tuttavia, continua ad avere contorni fumosi. Se l’Italia risulta infatti tra i Paesi (in realtà tra i pochi) che hanno garantito ufficialmente il proprio impegno per il cosiddetto phase-out entro le date stabilite, proprio la Commissione europea ha delineato il quadro dei finanziamenti alle compagnie estrattive nei vari Paesi, mostrando come la riduzione progressiva dei fondi non sia corrisposta da scadenze certe.
TEMPA ROSSA E IL PETROLIO: I FINANZIAMENTI EUROPEI E IL LIMBO DEL SETTORE ENERGETICO
Nel 2024, infatti, le risorse concesse agli stati membri per lo sfruttamento del fossile valevano ben 97 miliardi, mentre quelle destinate all’energia nel suo complesso 340 miliardi in tutto (in riduzione del 5% sul 2023 ma ampiamente sopra la media del quinquennio 2015-2019, ovvero 190 miliardi). Il dato significativo, però, riguardava proprio i finanziamenti senza scadenza (o con scadenza differita), i quali si attestavano, due anni fa, addirittura a 50 miliardi, il 52% del totale. Il che stona con la decisione, da parte dell’Ue, di tagliare progressivamente l’apporto monetario (-20% in un anno, -42% sul 2022) pur viaggiando su cifre superiori rispetto al periodo pre-Covid e senza un orizzonte temporale definitivo. Un vero limbo energetico.
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