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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Una donna che basta a se stessa, mi garantirà una felice vecchiaia?
LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Una donna che basta a se stessa, mi garantirà una felice vecchiaia?
Cara Altravoce, da un po’ di tempo mi fate molta compagnia, vi ho scoperto piuttosto tardi, vista l’età, la mia, piuttosto avanzata, e la vostra giovane in prospettiva, ma solida sul campo. Vi ho letti per caso questa estate, ero in visita di cortesia a casa di conoscenti, la conversazione mi annoiava, confesso, quando su un tavolino, tra un te’ freddo e due stantii pasticcini di mandorle vi ho visti, mollemente adagiati, una pagina era segnata da un involontario (…) orecchio, c’era un bel disegno sul rosa, dei palloncini, la “Posta dell’Estate”.
L’ennesima ho pensato. Però mi avevate incuriosito e quindi vi ho letto. Era la lettera di un più o meno giovane ragazzo gay, reggino, o meglio, metropolitano, come me. È stato un colpo di fulmine. Inaspettato. Un po’ a gamba tesa per una ipertesa e pienotta signora piena di dolori come me. Almeno non era la solita storia di sdilinquimenti amorosi o corna. Ho iniziato ad aspettarvi. Leggervi con avidità. E finalmente ho preso il coraggio a quattro mani e via di mail, che ha inviato la mia complice, mia nipote. Sono una donna che basta a se stessa. Sono zitella. Per scelta mia e del destino. Ho due fratelli con famiglie loro e interessi loro.
I miei genitori sono morti, abbastanza giovani, purtroppo. Ho pochi, pochissimi amici. Sono sempre stata bene con me. I miei interessi, il lavoro, insegnavo, le piante, ho un balcone fiorito d’estate e d’inverno, la maglia, ho coperte bellissime. La musica. Mia nipote è preoccupata, legge ovunque che la socialità è la via maestra per una serena vecchiaia, che bisognerebbe avere almeno 10 amici nella cerchia, 5 fedeli e 5 di scorta, credo. Che bisogna uscire, i giovani devono “postare” sui social. Fare esperienze. Ma io sto bene con me. È così grave?
Vostra poco geniale Lenù
LA NOSTRA RISPOSTA
Sono stata ghostata dalla mia migliore amica. Qualche anno fa all’improvviso ha rotto ogni rapporto con me. Senza una parola, una spiegazione, un litigio, un motivo apparente. Semplicemente è sparita, ha smesso di rispondere ai messaggi, alle telefonate, se capitavamo nello stesso posto fingeva di non vedermi. Ho sofferto molto all’inizio. Credevo fosse un rapporto cementato nell’adamantio. Resistente a tutto. Invincibile. Ma era solo un calesse, per dirla con Massimo Troisi. Ho provato di tutto all’inizio, telefonate, messaggi, persone vicine. Poi ho lasciato scivolare via.
Dopo le lacrime, la rabbia, il rancore è arrivato pacifico il nulla. L’accettazione. Avrà avuto i suoi motivi. Validi per lei e quindi bon adesso anche per me, non voglio più neanche sapere quali fossero. Cara Elena – scommetto che questo è il tuo vero nome, un alter ego dell’alter ego della Ferrante – l’amicizia può fare molto male. Mi permetto un consiglio da lettrice a lettrice. Ho da poco finito di leggere un libro che sì parla di amicizia, un romanzo che racconta dell’importanza di saper ricominciare, di gesti gentili e di nuovi, inaspettati inizi.
Lo ha scritto Kim Hyejin che è nata a Daegu, in Corea del Sud, nel 1983. Autrice di cinque romanzi e diverse raccolte di racconti, ha vinto alcuni dei più importanti premi letterari coreani, tra cui il Kim Yoo-jung Literary Award nel 2023. Il suo romanzo A proposito di mia figlia (Mondadori, 2022) ha vinto il prestigioso premio Shin Dongyup ed è stato tradotto in diciotto paesi. È la storia di una donna che ha perso tutto e vive isolata in casa dove trascorre le sue giornate scrivendo lettere a chi non vuole più avere nulla a che fare con lei, cercando di spiegare la sue ragioni. Le lettere, però, restano a metà, e non vengono mai spedite.
Di notte gira per Seul e incontra una bambina e un gatto ferito. La bambina e il gatto sono soli. Come lei. Tra i tre si crea un legame fatto di cura reciproca, silenzio e rispetto. Amicizia. Che arriva in modi strani e inaspettati. Non so quante amiche servono davvero, io ne ho almeno tre fondamentali, senza di loro davvero vacillerei. Ci sono nella gioia e nel dolore. Alleate. Dieci neanche le immagino se non nel campo largo delle conoscenze. Sono sposata e simbiotica con mio marito. Ma mi ascrivo di diritto nella categoria di quelle che si bastano da sole. Con i loro interessi, passioni, amori. Invecchieremo peggio? Non lo so, vale la pena preoccuparsene ora? No, non credo affatto. E grazie, per leggerci.
LA POSTA DELL’ESTATE
Sull’isola di Awashima, nel Mare Interno di Seto, in Giappone esiste un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. È un’installazione artistica che accoglie lettere indirizzate a destinatari sconosciuti o impossibili da raggiungere, come persone defunte o amori impossibili.
Originariamente creato come parte della Triennale d’Arte di Setouchi nel 2013, è diventato un luogo speciale dove le persone possono esprimere emozioni e sentimenti attraverso la scrittura, senza aspettarsi una risposta. È stato creato dall’artista Saya Kubota come parte della Triennale d’Arte di Setouchi del 2013, ma ha continuato a vivere grazie alla passione di Nakata Katsuhisa, che lo gestisce. È un luogo pieno di speranza, dove le persone possono trovare conforto nel condividere le proprie emozioni attraverso la scrittura.
Ecco noi vorremmo diventare, nel battito di ciglia tra l’estate e la sua fine, il vostro ufficio postale, con un indirizzo estate@quotidianodelsud.it. Chiedeteci, scriveteci, pensateci, stupiteci. Vi risponderemo. O almeno ci proveremo.
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