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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Ho la sindrome del nido vuoto, questa casa è troppo silenziosa
LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Ho la sindrome del nido vuoto, questa casa è troppo silenziosa
Cara AltraVoce, sono una madre di 52 anni e mi sento terribilmente in colpa a scrivere questo. Con mio marito abbiamo dedicato la nostra vita a nostra figlia, Giulia. L’abbiamo cresciuta, sostenuta e amata con tutte le nostre forze. Un mese fa è partita per l’università in un’altra città e, come è giusto che sia, è felice ed entusiasta. Oggi la casa sembra diversa, più silenziosa, come se respirasse piano piano. Prima c’era rumore, musica, piani, cose da fare, disordine. La sua stanza era sempre un caos, oggi mi manca anche quello. Mi piacerebbe davvero entrare nella sua stanza e vedere asciugamani bagnati sul pavimento.
Mi manca. Cosa darei per riavere indietro quella roba e non entrare lamentandomi… Il problema, poi, siamo io e mio marito. Ci sediamo a tavola e non abbiamo più niente di cui parlare, se non di lei. I nostri interessi, che per anni abbiamo messo in secondo piano, sembrano essersi dissolti. Ci ritroviamo due estranei che condividono lo stesso spazio. Non litighiamo, è peggio: non ci siamo più. Ho paura di aver trascurato il nostro rapporto di coppia per così tanto tempo da non sapere più come riaccenderlo. Mi sento egoista e ingrata. Dovrei essere felice per Giulia, invece mi sento persa e triste. Cosa possiamo fare?
Vostra chioccia senza nido
LA NOSTRA RISPOSTA
«Lasciare andare non significa perdere, ma aprire le porte a nuove possibilità». È strano e un po’ liberatorio scoprire che il nido vuoto non è solo una mancanza, ma la possibilità di amare in modo diverso, più intimo, più silenzioso. Come ho scritto in diverse occasioni non ho figli ma sono figlia. Quando sono partita per l’università a casa, per due anni, è rimasto mio fratello. Per carattere è più schivo e silenzioso di me, ma era comunque una presenza. Non solo una telefonata la sera Mi costa ammettere di non essere più giovanissima nel pensare che quando sono andata all’università ancora i cellulari non c’erano, o meglio erano davvero per pochi, adulti per lo più.
Quindi si chiamava alle cabine telefoniche con gettoni o la rivoluzionaria scheda quando arrivò. Quando anche mio fratello è partito ho avvertito lo smarrimento dei miei. L’ho vissuta per interposta persona diciamo. Quindi lo capisco e anche se in maniera diversa e decisamente definitiva la sto vivendo ora con la scomparsa di mio padre. Vivevamo insieme, in una grande casa, ma insieme. E ora dove c’era lui c’è un posto vuoto. Che non sarà più occupato. Ho letto da qualche parte una cosa sdolcinata eppure reale, «la vera casa è nel cuore, dove i ricordi e l’affetto non svaniscono mai».
E così, anche se la casa si è fatta più grande e il silenzio più denso, il mio amore è ancora lì, immutato. Così come il vostro. In questo tempo di cambiamenti, cerca di abbracciare ogni nuovo giorno con gratitudine e speranza, consapevole che quel nido, anche se vuoto, sarà per sempre casa. Non perdere tuo marito. Non perdetevi a vicenda. Create cose nuove per voi. Non so un cinema, un teatro, un viaggio per andare a trovarla che sia anche un modo di riscoprirvi. Non è facile, certo. Ma dietro il vuoto c’è lo spazio per nuovi sogni, per amicizie costruite con cura, per momenti di intimità o per giornate dedicate a sé.
Il nido vuoto insegna a vivere la nostalgia come un ponte, non come una barriera. Un atto di amore verso noi stessi e grande insegnamento per i figli è riprendere in mano la nostra vita, ripartendo dalla domanda che forse, diventati adulti, abbiamo lasciato in sospeso: “Chi voglio essere io da grande?”. Piccolo consiglio letterario, “Genitori a scadenza. Dall’attaccamento al distacco, amare è lasciar andare”di Emily Mignanelli. Imparare a lasciare spazio, a fare un passo indietro sono doveri genitoriali, tanto quelli iniziali di cura e accudimento.
Permettere a ciascuno di salpare con la propria barca nell’oceano della vita è un atto di amore, il più grande, al quale ci si allena durante tutte le fasi di crescita di un figlio. Ah anche un film di Robert Redford, così lo ricordiamo pure, nel ruolo di regista e voce narrante, e con un allora quasi esordiente Brad Pitt, “In mezzo scorre il fiume”. Nel corso di un talk organizzato da Goop, il marchio benessere da lei fondato, Gwyneth Paltrow ha raccontato: «Invece di pensare al nido vuoto, sto cercando di considerarmi un uccello libero. Anziché concentrarmi sul senso di perdita, penso al concetto di libertà». Ecco invece di chioccia senza nido, pensati aquila, libera.
LA POSTA DELL’ESTATE
Sull’isola di Awashima, nel Mare Interno di Seto, in Giappone esiste un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. È un’installazione artistica che accoglie lettere indirizzate a destinatari sconosciuti o impossibili da raggiungere, come persone defunte o amori impossibili.
Originariamente creato come parte della Triennale d’Arte di Setouchi nel 2013, è diventato un luogo speciale dove le persone possono esprimere emozioni e sentimenti attraverso la scrittura, senza aspettarsi una risposta. È stato creato dall’artista Saya Kubota come parte della Triennale d’Arte di Setouchi del 2013, ma ha continuato a vivere grazie alla passione di Nakata Katsuhisa, che lo gestisce. È un luogo pieno di speranza, dove le persone possono trovare conforto nel condividere le proprie emozioni attraverso la scrittura.
Ecco noi vorremmo diventare, nel battito di ciglia tra l’estate e la sua fine, il vostro ufficio postale, con un indirizzo estate@quotidianodelsud.it. Chiedeteci, scriveteci, pensateci, stupiteci. Vi risponderemo. O almeno ci proveremo.
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