X
<
>

5 minuti per la lettura

La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Come (con)vivere con le vampate in una vita non più fertile


LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Come (con)vivere con le vampate in una vita non più fertile

Cara Altravoce, sono entrata ufficialmente in quella fase in cui il corpo ha deciso di tradirmi, così, con un brevissimo preavviso e senza pietà. Sono una over 50 in menopausa. E sì, chiedo aiuto, non medico ma morale. Se tra voi c’è qualcuna che ammetta che questa cosa è assurda. Non chiedo miracoli. Chiedo consigli pratici, chiedo trucchi veri, chiedo solidarietà onesta. Come affrontate il grande caldo, come gestite l’umore, come vi ricordate le cose, come dormite? Come sopravvivete?

Non voglio sentirmi dire “è normale”. Lo so che è normale. Ma normale non significa facile. Normale non significa piacevole. Normale non significa sopportabile. Voglio sentirmi dire la verità. Voglio sentire che anche voi sudate alle tre di notte. Che anche voi piangete per niente, che anche voi odiate il termostato, che siete sopravvissute, come si impara a guardare questo cambiamento non come una condanna, ma come una chance per rallentare, dedicarsi finalmente a sé stesse, allenare autostima e pensiero positivo senza scadere nei «dai, sorridi che passa» che fanno solo venire voglia di lanciare qualcosa?​

Vorrei smettere di sentirmi “in scadenza” e cominciare a sentirmi “in edizione limitata”: meno ormoni, forse, ma più libertà di dire no, di scegliere, di tenere il meglio e buttare il superfluo, incluso qualche stereotipo polveroso sulla donna che “una volta in menopausa è finita”.​ Vorrei essere in grado di accettare, serenamente, che non essere più riproduttiva, non è la fine della vita, ma l’inizio di una nuova.

Vostra ovaio in pensione


LA NOSTRA RISPOSTA

Spalanca finestra, chiudi finestra. Metti maglione, togli maglione. La mia vita è diventata la versione, non più fertile, di Karate Kid. Cara ovaio in pensione, forse non dovrei dirlo, non dovrei espormi così incautamente alla voracità dei nostri lettori, ma confesso, anche io ho attraversato il Rubicone, precocemente ma irreversibilmente. Sono al di là del guado del mestruo. Che se ne è andato e non ritorna più. E potrebbe essere una benedizione, l’unica
che vedo al momento. Per il resto anche io affronto il cataclisma che questo “avvenimento naturale” come lo ha definito il mio ginecologo sta portando nella mia vita.

«Miticè, ci devi fare i conti per il resto dei tuoi giorni che mi auguro siano ancora tanti». Una sentenza, cassazione. Incassa e vai avanti. Dormo poco, niente, male. Tre, quattro ore poi mi sveglio. Penso a tutto, penso a niente, penso troppo. Non riesco a spegnere il cervello. Conto le pecore, conto le mucche. Conto le giraffe. Niente funziona. Resto sveglia. Guardo il soffitto. Sono diventata una esperta di crepe e macchie. Prendo la melatonina, prendo la camomilla, prendo la valeriana. Il risultato? Devo fare pipì ogni ora. E dormo ancora meno. Genio. Sono sempre stanca. La memoria mia ha lasciato.

Devo scrivere, segnare, appuntare da tutto. E ricordarmi dove ho appuntato tutto. Entro in una stanza. Dimentico perché. Torno indietro. Mi ricordo. Ritorno nella stanza. Dimentico di nuovo. Cerco gli occhiali. Sono sulla mia testa. Cerco il telefono. È nella mia mano. Cerco le chiavi. Sono nella serratura. Mi hanno detto che passa, anche quello bravo che mi segue. Ci vogliono anni ma passa. Un giorno ti svegli e non hai voglia di uccidere nessuno. Miracolo. Per ora piango guardando pubblicità dove ci sono bambini. Che non ho avuto e non potrò più avere, prima non mi succedeva mai. Urlo perché il pane è finito.

Rido istericamente guardando il nulla. Altro trucco prendere magnesio. Tanto magnesio. Non risolve tutto ma un po’ aiuta. Meglio di niente. E camminare, io ho il mare vicino ed è davvero un grande sollievo lasciare andare pensieri e ansie. Leggere. Mi hanno consigliato di leggere “Woman on fire. Rivoluzione menopausa” di Sheila De Liz è un caso letterario da oltre un milione di copie. De Liz ci dice che la menopausa non è la fine, ma l’inizio di un nuovo capitolo. Può spaventare, ma non dev’essere una condanna. Tra scienza e umanità, è un libro che non giudica e non prescrive ricette miracolose, ma aiuta a guardare a una nuova fase della vita con serenità e forza. Una guida che libera dai falsi miti e restituisce alle donne strumenti per vivere pienamente questa stagione della vita.



CLICCA E SCOPRI TUTTE LE LETTERE DELL’ALTRA POSTA


COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA