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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Ho due figli piccoli e odio il Natale, come si sopravvive se il Grinch sei tu?
LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Ho due figli piccoli e odio il Natale, come si sopravvive se il Grinch sei tu?
Cara Altravoce, sono una donna di quarant’anni, madre di due adorabili creature, dopo un clamoroso matrimonio fallito, ho un compagno meraviglioso e odio il Natale. O meglio, non lo amo. Non lo detesto con rabbia militante, lancia in resta, semplicemente non ne sento la magia. Mi sforzo, ogni anno, ma niente: lucine, pacchetti, regali (!!!!) e Christmas playlist non riescono a commuovermi. Sono del partito “svegliatemi il sette gennaio”. Ma ho due figli ancora piccoli che vogliono il pacchetto completo, lucialberoletterineregaligioia.
I miei figli aspettano il Natale con entusiasmo puro, scrivono lettere a Babbo Natale, decorano. Cantano canzoni natalizie stonando allegramente. Credono alla magia. E io devo preservare quella magia per loro. Almeno per loro. Comprare i regali, nasconderli, mangiare i biscotti lasciati per Babbo Natale, le carote per le renne, bere il latte, lasciare qualche strategica briciola. Sono la loro custode della magia natalizia. Sorrido sempre, ma sono stremata. Sono il grinch che quest’anno è tornato di moda, ho comprato pigiami per tutti, anche per il mio compagno, che ama feste, natale, lucine.
Vi chiedo, esiste un modo per vivere il Natale serenamente senza sentirsi inadeguate, posso avere il permesso di non amare le feste senza essere giudicata? Come si sopravvive a tutto questo senza finire nel registro degli indagati per aver strangolato un elfo finto? Esiste un modo per godersi questi giorni senza soccombere all’ansia da prestazione? O forse, il vero regalo che dovrei farmi è il coraggio di dire: «Quest’anno ordiniamo la pizza e guardiamo un film in pigiama»? Possibilmente una Poltrona per due.
Vostra Scrooge in attesa di redenzione
LA NOSTRA RISPOSTA
Cara Scrooge, sì, puoi cedere, cadere, inciampare nel filo di luci, cucinare il giusto e soprattutto delegare. Senza pietà o sensi di colpa. Al tuo meraviglioso compagno, qualche amica, parente. Prenditi del tempo per te e poi torna a sorridere. E te lo dico io che pur senza figli sono una Natale addicted. Level pro.
Qualche tempo fa ho letto che lo spirito del Natale, quel sentimento di gioia incontrollata che ti fa sorridere a chi ti sta intorno senza motivo, ti fa cantare l’intero repertorio di Michael Bublé e Mariah Carey, che ti fa addobbare con palle colorate e lucine l’albero, fendere la folla per comprare l’ultimo regalo di Natale il 23 alle sette di sera senza smadonnare, mangiare panettone con tanto di uvetta e canditi, ringraziare con il dovuto entusiasmo la vecchia zia che ti ha regalato l’ennesimo paio di mutande, rispondere con garbo alla moglie di tuo cugino che chiede, ancora e ancora, quando ti sposi e che lavoro fai e quando fai un figlio e ti trovo ingrassata e tutte cose.
Pregare perché scenda un fiocco di neve mentre ci sono venti gradi e un sole che spacca le pietre, aspettare con ansia l’ennesima replica di Una poltrona per due e Miracolo sull’84esima strada, che ti prende sotto le feste, esiste per davvero e si trova nel cervello. La prova sta in uno studio di alcuni ricercatori danesi pubblicato sull’edizione natalizia del British Medical Journal. Gli studiosi hanno utilizzato delle scansioni cerebrali per mostrare quali sono le aree del cervello associate alla spiritualità che si attivano nelle persone che credono veramente al Natale, rimanendo invece più quiete in chi non avverte realmente lo spirito religios della festa.
La ricerca ha coinvolto 20 persone che sono state esaminate mentre osservavano 84 immagini in cui si alternavano rappresentazioni a tema natalizio ad altre neutrali. Nei partecipanti inseriti nel “gruppo di Natale”, gli studiosi hanno identificato cinque aree del cervello che hanno reagito più attivamente di fronte alle immagini natalizie. I partecipanti alla ricerca che invece sono risultati appartenere al “gruppo non natalizio”, vale a dire coloro che non amano il Natale e credono che siano tutte sciocchezze, sarebbero affetti da quella sindrome che gli studiosi chiamano “bah humbug”.
Una sindrome che colpirebbe milioni di persone, soprattutto adulti, che tendono – scrivono i ricercatori – a dimostrare una carenza di spirito natalizio. In sostanza degli Scrooge senza possibilità di redenzione. Insomma aveva ragione Charles Dickens in “Canto di Natale”, che è poi il mio consiglio di lettura. Non solo lo spirito del Natale, vecchio e nuovo, ti viene a trovare ogni anno, ma vive con noi nel nostro cervello. Almeno con quelli di noi, come la sottoscritta, che sono certi di possederlo. Per me Natale è magia, amore, cibo, calore, luci, regali e felicità. Lo è sempre stato, anche nei periodi in cui avevo poco niente da festeggiare o nulla per cui gioire. Eppure mi sentivo felice comunque.
LA POSTA DELL’ESTATE
Sull’isola di Awashima, nel Mare Interno di Seto, in Giappone esiste un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. È un’installazione artistica che accoglie lettere indirizzate a destinatari sconosciuti o impossibili da raggiungere, come persone defunte o amori impossibili.
Originariamente creato come parte della Triennale d’Arte di Setouchi nel 2013, è diventato un luogo speciale dove le persone possono esprimere emozioni e sentimenti attraverso la scrittura, senza aspettarsi una risposta. È stato creato dall’artista Saya Kubota come parte della Triennale d’Arte di Setouchi del 2013, ma ha continuato a vivere grazie alla passione di Nakata Katsuhisa, che lo gestisce. È un luogo pieno di speranza, dove le persone possono trovare conforto nel condividere le proprie emozioni attraverso la scrittura.
Ecco noi vorremmo diventare, nel battito di ciglia tra l’estate e la sua fine, il vostro ufficio postale, con un indirizzo estate@quotidianodelsud.it. Chiedeteci, scriveteci, pensateci, stupiteci. Vi risponderemo. O almeno ci proveremo.
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