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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Ogni maledetto gennaio o di come disattendere i “buoni” propositi


LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Ogni maledetto gennaio o di come disattendere i “buoni” propositi

«Eccone un’altra che a gennaio si iscriverà in palestra e a febbraio userà l’abbonamento come sottobicchiere». Cara Altravoce, eccomi sono io alle prese con il grande dramma di ogni maledetto (cit) gennaio: la lista dei (buoni) propositi per il nuovo anno. Quest’anno mi sono detta: basta con la lista delirante di obiettivi che più che buoni propositi sembrano la scalata all’Everest bendati. Via “leggerò un libro a settimana” quando in realtà faccio fatica a finire un articolo di tre paragrafi senza controllare Instagram. Addio “sveglia alle 6 per meditare”.

Il problema è che ogni anno cado nella stessa trappola. Guardo quella donna perfetta sui social che fa yoga all’alba, prepara smoothie verdi che sembrano fango radioattivo ma lei li beve sorridendo, lavora otto ore, legge Dostoevskij prima di dormire e trova anche il tempo per imparare il coreano. E io mi dico: «Sì, quello voglio essere anche io!». Poi arriva il 2 gennaio e con lui la realtà: la solita agenda piena, l’entusiasmo che evapora, i buoni propositi che scivolano giù come coriandoli dopo la festa. Mai buoni propositi servono davvero? O sono solo un modo socialmente accettato per auto-flagellarci a gennaio?

Forse il vero proposito dovrebbe essere smettere di sentirmi in colpa per non essere la versione turbo-ottimizzata di me stessa che la società mi chiede di essere. Ecco, cara redazione, vi chiedo: come faccio a distinguere tra un proposito sensato e un’aspirazione delirante alimentata da troppe serie tv motivazionali? Come faccio a stabilire obiettivi che non richiedano di clonare me stessa o rinunciare al sonno? E soprattutto, è normale che mentre scrivo questa lettera stia già pianificando quale proposito tradire per primo? Vi prego, aiutatemi a entrare nel nuovo anno con un pizzico di saggezza in più e magari qualche illusione in meno.

Una che ci prova, sempre e comunque


LA NOSTRA RISPOSTA

Non si possono aggiungere più giorni alla vita, ma si può aggiungere più vita ai giorni (massima cinese). Non sono mai stata una da buoni propositi, vado in ansia se poi non li rispetto e in media non li rispetto mai. Cose tipo: volersi più bene (ehm), andare in palestra (doppio ehm), smettere di comprare agende nuove (mentre scrivo ne ho già due intonse sulla scrivania) e via dicendo. Rispetto ai buoni propositi soffro della sindrome da ansia da prestazione. Mi metto in gara con me stessa per vedere fino a quanto riesco a topparli, ovviamente capite che è una gara già persa in partenza, o vinta a seconda dei punti di vista.

Quindi da un paio di anni a questa parte oltre a evitare di ammorbare il mio prossimo con il bilancio dell’anno passato, non stilo neanche liste di propositi buoni o meno che siano. I bilanci li evito in assoluto, ho scoperto che in un modo o un altro chiudo sempre (e quindi riapro) i miei anni in pareggio. Se mi sembra che le cose negative siano troppe mi sforzo di ricordare le cose belle, anche quelle piccole, quelle che lì per lì mi erano sembrate insignificanti e le metto sulla bilancia a pareggiare il brutto, quello che mi rende o reso triste. Insomma aggiungo più vita ai giorni.

Convinta che dietro l’angolo ci sia ancora e sempre ad attendermi qualcosa che può stupirmi, possibilmente in positivo. Che poi l’idea di potersi ancora stupire e non è forse essa stessa già stupore? Svegliarsi casualmente all’alba e guardare per una volta fuori dalla finestra l’alba che sorge, per esempio (mi è successo stamattina, molto bello soprattutto essere potuta tornare a letto dopo). Questo 2026 ho deciso però di iniziare ripromettendomi una cosa, una piega a una pagina di libro più che un proposito, lasciare indietro gli arrabbiati perenni, quelli che hanno da ridire sempre su tutto e i permalosi senza ragione.

Mi appesantiscono e intristiscono senza ragione e io voglio trovare la forza del sorriso, sempre e comunque. Anche quando non c’è proprio niente per cui sorridere. Se non il fatto di essere ancora qui io a scriverne e voi a leggerne. Non trovate sia da solo un ottimo motivo per allargare gli angoli della bocca e far brillare gli occhi? Suggerimento di lettura, “La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig”. Tra la vita e la morte c’è una biblioteca dove puoi vedere come sarebbe andata se avessi fatto scelte diverse.

Nora Seed le prova tutte, per scoprire una verità fondamentale su rimpianti e felicità. È il libro perfetto per smettere di chiedersi “e se…?”e iniziare ad apprezzare il “qui e ora”. Ti consiglio anche un film, Perfect Days di Wim Wenders (2023). Hirayama pulisce i bagni pubblici di Tokyo. Ascolta cassette rock anni ‘70. Fotografa gli alberi. Mangia tramezzini al parco. È felice. Un film che è una meditazione visiva, un invito a trovare la poesia nella routine più banale. Finirete il film guardando il cielo con occhi diversi.



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